I cani pericolosi? Da abbattere

Nei luoghi pubblici semmpre museruole e guinzaglio per le razze a rischio

Pubblicato il 16/01/2007
Ultima modifica il 16/01/2007 alle ore 09:15

ROMA
Finalmente niente più pitbull e rottweiller, vere macchine da guerra, liberi di aggirarsi senza alcun controllo in luoghi pubblici, mentre i padroni si occupano di tutt’altro. Agli esemplari delle diciassette razze canine considerate «pericolose», infatti, da ieri vanno sempre applicate museruola e guinzaglio, almeno nei locali pubblici. È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale l’ordinanza varata dal ministero della Salute il 12 dicembre. Restano in vigore le regole introdotte dalle disposizioni Sirchia e Storace, come il divieto di addestramento per esaltare l’aggressività e le operazioni di selezione tra razze sempre per svilupparne l’aggressività.

Chi possiede un cane appartenente alle 17 razze all’indice deve stipulare una polizza di assicurazione per danni causati a terzi. Un evento che troppo spesso le cronache hanno dovuto registrare, vittime spesso i bambini. Chi non è in grado di garantire la sicurezza deve avvertire le autorità veterinarie che possono anche decidere la soppressione dell’animale. Tra le novità, il divieto del taglio di coda, orecchie e corde vocali; la proibizione dei collari elettrici, considerati «fonte di paura e sofferenza»; il divieto di sottoporre i cani al doping, pratica abituale nei combattimenti clandestini.

Il nuovo regolamento suscita polemiche. Donatella Poretti, deputato della Rosa nel Pugno, parla di «norma razzista» e sostiene che «non esistono cani pericolosi ma solo padroni che li addestrano perchè diventino pericolosi». D’accordo Grazia Francescato dei Verdi: la lista è «punitiva nei confronti dei cani mentre è necessario fermare i padroni». Critiche anche alcune associazioni animaliste. Per Ciro Troiano, responsabile Sos Maltrattamenti della Lav, «per la prima volta si arriva a prevedere l’abbattimento in base alla razza e non più in base allo stato di salute o comportamentale: è un grave e pericoloso capovolgimento normativo».

Pur accogliendo con favore la proibizione dei collari elettrici, pure l’Enpa si dichiara contraria alla discriminazione per razze: «Sono gli umani a insegnare l’aggressività agli animali che se vengono cresciuti in un clima sereno tendono a sviluppare un’ indole naturalmente socievole con le persone e i loro simili». Nel dubbio il ministero ha preferito scegliere la linea dura, spinto dalle crescenti proteste dell’opinione pubblica. Perchè un conto è il barboncino che morde il postino, un altro il pitbull che sbrana un passante.

 

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