Consip, la procura revoca l’indagine al Noe. Grillo attacca Renzi, lui replica: “Non si deve permettere”

Alfredo Romeo dal carcere: «Non è vero nulla, sono vittima di una strumentalizzazione »
ANSA

L’arrivo nel carcere di Regina Coeli dell’imprenditore campano Alfredo Romeo, arrestato in relazione a un episodio di corruzione nell’ambito dell’inchiesta Consip


Pubblicato il 04/03/2017
Ultima modifica il 05/03/2017 alle ore 07:54

«Non è vero nulla, sono vittima di una strumentalizzazione che mi sembra solo la conseguenza di un’aspra contesa di natura politica». Così si sfoga con i suoi difensori Alfredo Romeo, l’imprenditore arrestato mercoledì scorso con l’accusa di corruzione, legata all’inchiesta sugli appalti Consip. Lunedì mattina è fissato l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Regina Coeli, dove l’imprenditore napoletano è rinchiuso da quattro giorni, in una cella doppia. Intanto, mentre l’indagine prosegue tra Napoli, Roma e Firenze, la procura capitolina, in polemica con le «ripetute rivelazioni di notizie coperte da segreto», comunica in una nota di aver revocato al Nucleo operativo ecologico dell’Arma, la delega per le indagini che da oggi è affidata al Nucleo investigativo dei carabinieri romani. 

 

GRILLO: “RENZI HA ROTTAMATO IL PADRE”  

A infiammare la giornata di ci pensano Grillo e Renzi con un botta e risposta al veleno. A iniziare è il leader del M5S: «L’unica notizia vera è la frase più infelice e stupida della storia, quella del rottamatore che riuscì a rottamare solo il padre» scrive Grillo sul suo blog. Secondo il leader pentastellato, Renzi «si comporta come l’ultimo cucciolo di alien, quello bianco (mezzo uomo e mezzo alien) nasce e si mangia la madre. Così come il menomato morale dice: “per mio padre doppia condanna”, lo esclama così... con l’intensità morale di un’ordinazione al bar del circolo dei compagni di merende. Sono prime pagine che non si possono leggere - commenta Grillo - le uniche cose comprensibili sono schifezze». «Ma cosa vuol dire - si chiede il capo del Movimento 5 Stelle - “per mio padre doppia condanna”? E poi, cosa significa questa girandola di accuse incomprensibili? Una cosa alla volta: sicuramente nessuno avrebbe mai pronunciato una frase del genere prima di oggi, che sia gente malata lo dico da sempre: arrivismo e sterile incapacità a riconoscere le emozioni proprie e degli altri: insomma il travestitismo morale alexitimico».  

 

LA REPLICA DI RENZI  

«Questo è mio padre. Buttati come sciacallo sulle indagini, se vuoi, caro Beppe Grillo. Mostrati per quello che sei. Ma non ti permettere di parlare della relazione umana tra me e mio padre» scrive sul suo blog l’ex premier Matteo Renzi rivolgendosi al leader M5S. «Caro Beppe Grillo ti scrivo», è l’incipit della “lettera” di Renzi. «Spero che un giorno ti possa vergognare - anche solo un po’ - per aver toccato un livello così basso», scrive Renzi.  

 

LA RISPOSTA DEL COMICO  

«Si derottamano padri solo se la rottamazione è una gaffe comprovata, Matteo tu sei una gaffe esistenziale. Per una volta che leggo quello che dici non puoi prendetela con me. Fatti coraggio e rileggi a voce alta, magari ti aiuta» ribadisce Grillo rispondendo a Renzi su Facebook. 

 

I PRIMI INTERROGATORI  

Intanto le procure di Roma e Napoli, titolari dei fascicoli, stanno scandagliando documenti, verbali di intercettazioni e altro materiale raccolto sugli appalti della centrale acquisti della pubblica amministrazione. In due interrogatori in contemporanea a Roma e Firenze, sono stati sentiti rispettivamente Tiziano Renzi e il suo amico Carlo Russo, entrambi indagati per traffico di influenze. Russo si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre il padre dell’ex premier davanti ai magistrati di Roma, Paolo Ielo, e di Napoli, Celeste Carrano, si è detto vittima di un «abuso di cognome» messo in piedi dall’amico Russo che avrebbe parlato di lui con i vertici Consip per favorire le società di Romeo. Questa in sintesi la linea difensiva per come è stata ricostruita dal suo legale, Federico Bagattini al termine dell’interrogatorio che si è tenuto a piazzale Clodio. Renzi ha negato durante l’atto istruttorio, durato quasi quattro ore, tutte le accuse e detto ai pm di non aver mai conosciuto Alfredo Romeo, non aver mai preso soldi da lui né da altri e di non essersi mai recato in Consip. 

 

IL RUOLO DI MICHELE EMILIANO  

La prossima settimana potrebbe essere sentito, come persona informata sui fatti, Michele Emiliano, ma sulla data fissata per l’audizione con i magistrati romani c’è il massimo riserbo. Il presidente della Regione Puglia parlerà con i pm di alcuni sms che scambiò con il ministro Luca Lotti, indagato per rivelazione di segreto, nei quali si sarebbe fatto riferimento a Carlo Russo, imprenditore amico di Tiziano Renzi e ritenuto da chi indaga punto di contatto tra Alfredo Romeo e il padre dell’ex premier. 

 

SPUNTA ANCHE ITALO BOCCHINO  

Non è escluso che nei prossimi giorni i magistrati decidano di interrogare anche l’ex parlamentare Italo Bocchino, consulente di Romeo e indagato, come Russo e Renzi senior, per traffico di influenze, il reato che punisce forme di lobbying illecite dietro compenso o promessa di utilità. L’inchiesta sugli appalti nella centrale degli acquisti della pubblica amministrazione, partita da Napoli, è arrivata a Roma in una tranche che vede indagati tra gli altri il ministro Lotti e il comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette. Mercoledì scorso, durante l’operazione di carabinieri e guardia di finanza che ha portato all’arresto di Romeo, sono stati perquisiti gli appartamenti di Bocchino e Russo, e sequestrati 100mila euro di beni al dirigente Consip Marco Gasparri, che, secondo i pm, Romeo pagava per essere aiutato nelle gare d’appalto.  

 

IL CUORE DELL’INDAGINE  

Al centro dell’indagine c’è una gara di «facility management», ovvero servizi per la Pa, del valore di 2,7 miliardi (FM4) bandita nel 2014 e suddivisa in 18 lotti, alcuni dei quali puntava ad aggiudicarsi Romeo. L’imprenditore napoletano prese parte alla gara per il lotto da 143 milioni di euro per l’affidamento di servizi in una serie di palazzi istituzionali a Roma, che andavano dalla pulizia alla manutenzione degli uffici. Per raggiungere il risultato, Romeo, secondo le accuse, corrompeva Gasparri affinché gli desse una serie di informazioni indispensabili per avere la meglio sugli altri partecipanti. Un sistema quello di Romeo nel quale, secondo la ricostruzione di Gasparri ai pm, l’imprenditore riteneva indispensabile pagare, poiché, a suo dire, tutti lo facevano. Nell’indagine, risulta indagato per rivelazione di segreto d’ufficio anche il comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette e il generale di brigata dell’Arma Emanuele Saltalamacchia. 

 

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