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Economia
AP
Articolo tratto dall'edizione in edicola il giorno 11/10/2017.
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La sfida di Padoan a Le Maire per la guida dell’Eurogruppo

Favorito il francese, ma i socialisti non vogliono perdere la presidenza. L’italiano: “Sì a un presidente a tempo pieno, anche se non è un ministro”

È l’unica presidenza di rilievo tra le istituzioni Ue rimasta nelle mani dei socialisti. E non vogliono mollarla. Se lo sono detti una decina di giorni fa al telefono, lo hanno ripetuto guardandosi negli occhi lunedì sera durante una cena in Lussemburgo: i ministri economico-finanziari del Pse stanno definendo la strategia per mantenere la guida dell’Eurogruppo anche dopo gennaio, quando l’attuale presidente Jeroen Dijsselbloem terminerà il suo mandato.  

 

«Siamo la seconda famiglia più importante dal punto di vista del peso e dell’impatto delle politiche», ha spiegato ieri Pier Carlo Padoan, rivendicando la poltrona per il Pse. Non sarà semplice, ma i ministri sono determinati nel voler sbarrare la strada al candidato attualmente in pole position, il francese Bruno Le Maire. E per ostacolarlo si fa strada l’ipotesi di giocare proprio la carta Padoan. Una mossa che - se confermata - aprirebbe un nuovo fronte di sfida tra Roma e Parigi. 

 

A conti fatti le opzioni nella famiglia socialista non sono moltissime. Cinque in totale, tanti quanti sono gli esponenti che siedono nell’Eurogruppo. Tra questi, pochissimi avrebbero reali possibilità di guidare il consiglio dei ministri della zona Euro. Lo slovacco Peter Kazimir, considerato troppo “rigorista”. Il maltese Edward Scicluna. E poi c’è Pier Carlo Padoan, che a detta dei colleghi ha le giuste caratteristiche.  

 

C’è però un piccolo problema, che proprio piccolo non è. In primavera ci saranno le elezioni in Italia e la riconferma del ministro al Tesoro non è scontata. Chi, dunque, punterebbe su Padoan, visto che fino a oggi il presidente dell’Eurogruppo è sempre stato un ministro in carica? Qui spunta il jolly che i socialisti vorrebbero giocare. È lo stesso Padoan a buttarlo sul tavolo: «L’ipotesi di un presidente a tempo pieno, quindi non ministro, è stata discussa e valutata con interesse nell’ambito della famiglia socialista europea». Inutile dire che il beneficiario di tale svolta potrebbe essere lui. 

 

Ma tra il dire e il fare, bisogna negoziare. Nelle prossime settimane partiranno i contatti e le trattative con i popolari, che non sono certo disposti a “regalare” una delle cariche più importanti a livello Ue. Gli ostacoli sono molti, prima di tutto il fatto che il peso dei socialisti si sta sempre più riducendo al Consiglio europeo. È per questo che Padoan intende muoversi con il sostegno del gruppo Pse all’Europarlamento. C’è poi l’altro ostacolo, legato alla nazionalità: con Mario Draghi alla Bce, Antonio Tajani al Parlamento Ue e Federica Mogherini Alto Rappresentante, davvero l’Europa è disposta a concedere un’altra poltrona all’Italia? 

 

Il passaporto rischia di essere un handicap anche per Le Maire, che è francese come il commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici. Il ministro ha però il sostegno dei popolari e infatti viene considerato dai socialisti come «uno del Ppe», nonostante la sua recente adesione al movimento «En Marche!» di Emmanuel Macron. Gira voce che la sua nomina sarebbe frutto di un accordo con Berlino, che in cambio - nel 2019 - piazzerebbe Jens Weidmann alla Bce. Ma le visioni di Francia e Germania sull’Eurozona sono tutt’altro che concordanti. «C’è una differenza di vedute», ammette Le Maire. E Angela Merkel, da Berlino, ieri ha frenato sulla proposta del super-ministro dell’Euro avanzata da Parigi: «Che compiti dovrebbe avere?».  

 

I due sfidanti del derby italo-francese partono entrambi con grandi difficoltà. C’è tempo fino al 20 novembre per presentare le candidature e non sono escluse soluzioni di compromesso. Senza un accordo, il 4 dicembre si andrà ai voti. 

 

marco bresolin
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