“Io, il disobbediente, chiedo un legge per chi denuncia”

Franzoso: “Mi hanno isolato perché non avevo tutele”

Andrea Franzoso è l’ex dipendente delle Ferrovie Nord Milano che ha denunciato il suo capo


Pubblicato il 12/10/2017
Ultima modifica il 12/10/2017 alle ore 07:36
roma

Questa è una storia di padri. Di padri che pagano migliaia di multe al figlio con la carta aziendale, e di padri preoccupati perché quel senso di civiltà inculcato nei figli può appassire nel Paese dei furbi. 

 

«Quando ha saputo che avevo denunciato io il presidente della mia azienda mio papà si preoccupò: si sentiva responsabile per avermi dato un’educazione che sembrava condannarmi alla marginalità». Parte dal confronto di padri e di figli così diversi, il libro «Il disobbediente» di Andrea Franzoso, che oggi verrà presentato al Senato, alla presenza del presidente Piero Grasso e del numero uno dell’Anticorruzione Raffaele Cantone. Franzoso è un whistleblower. In italiano si traduce «l’uomo con il fischietto». Chi fischia denuncia il malaffare in aziende e amministrazioni, ma rischia di rimanere da solo e senza un lavoro in un Paese che non solo non ha le parole giuste, ma nemmeno una legge, se il Senato, dove il ddl sul whistleblowing è arrivato ieri aula dopo due anni dall’ok alla Camera, non la approva a breve. 

 

Franzoso era nell’organismo di vigilanza delle Ferrovie Nord di Milano quando nel febbraio 2015 denunciò, senza anonimato, le spese pazze del presidente Norberto Achille, quel padre che viziava i figli con i soldi dell’azienda. Proprio l’altro ieri i pm di Milano hanno chiesto 2 anni e 8 mesi per lui. Nel frattempo Franzoso ha lasciato Fnm. «Mi hanno isolato, a mensa nessuno si sedeva accanto a me, poi sono stato trasferito, hanno creato un ufficio per me e appena me ne sono andato lo hanno chiuso. Passavo le giornate a leggere libri. Chiedevo di lavorare, non ricevevo risposta». Arrivano i nuovi vertici, di nomina leghista, e il presidente Andrea Gibelli lo riceve dopo quattro mesi, «solo perché lo ha chiesto il mio avvocato». Sono le ultime pacche sulle spalle. 

 

Franzoso passa per «delatore» come malamente definisce i whistleblower chi è contro la legge firmata dalla grillina Francesca Businarolo ma che ha il sostegno di tutto il Pd. La presentazione del libro è l’occasione per Grasso e Cantone di darle nuovo impulso. La norma è sostenuta da Anac, Transparency e la campagna anticorruzione Riparte il futuro. Chiunque può essere un whistleblower: lo è stato Philip Laroma Jezzi, il ricercatore che ha fatto partire l’nchiesta sui concorsi truccati a Firenze. «Avere una legge è importante perché crea una cultura che non abbiamo - dice Franzoso - Ma servirebbe un fondo, che la commissione Bilancio ha bocciato. Per aiutare chi denuncia, a sostenere magari le prime spese legali. Non tutti possono farlo. Io per il primo anno ho vissuto dei miei risparmi e grazie ai corsi sulla corruzione che faccio con Transparency e altre onlus. Adesso vedrò come pagarmi il mutuo. Ma rifarei tutto. In un saggio che ho letto c’è scritto che i whistleblower hanno forti identità esterne al proprio lavoro. Spesso hanno un passato militare o religioso. Io ero ufficiale dei Carabinieri e ho vissuto sei mesi con i monaci trappisti in Savoia. Forse era destino». 

 

Scopri La Stampa TuttoDigitale e abbonati

home

home

I più letti del giorno

I più letti del giorno