Loris Bertocco: quando i disabili muoiono di solitudine

ANSA


Pubblicato il 12/10/2017
Ultima modifica il 12/10/2017 alle ore 15:13

Ho appena trovato su internet la lunghissima Lettera che Loris Bertocco, anni 59, disabile grave da quando ne aveva 19, ha lasciato ai vivi prima di andare, per sua scelta, a morire a Zurigo. Penso a quest uomo forte e pieno di tenacia e di speranza, capace di affrontare cure infinite e strazio del corpo e anche dolori e delusioni private che, quelle sì, appartengono a chiunque. A questo uomo che si mette a dettare a qualcun altro la sua storia. Passo dopo passo, dolore dopo dolore, medicina dopo medicina, e anche la luce , la gioia e la speranza. Paura mai. 

 

Loris è costretto a dettare perchè è diventato cieco e non può più usare le mani. Penso, e magari sbaglio e chiedo scusa, che, mentre dettava la Storia della sua vita, Loris Bertocco si sentisse un po’ come un soldato pieno di coraggio davanti a una battaglia che deve ancora compiersi, ma è già perduta. Uno dei Seicento di Balaklava. Uno degli Zeloti a Masada. 

 

Perché la sua vita è stata una magnifica prova di quello che chiamiamo “resilienza”. 

Si è sforzato di camminare appoggiando a un altro il suo corpo menomato e c’è riuscito. Ha lavorato, creando musica valore cultura, in radio. Ha fatto battaglie civili per i disabili e la Legge sul fine vita. Ha viaggiato fino in Brasile. È stato amato e ha amato. È stato lasciato. 

 

Perché stare con lui, Loris lo dice con tante parole e ognuna è una coltellata, voleva dire aiutarlo h 2,4 perfino a fare ( scusate) la cacca perché i suoi addominali non reagivano più. Racconta di una moglie amorosa che dopo anni non ha più resistito. Di una badante attentissima , che è scoppiata dopo quattro anni. Di una sorella con la sclerosi, di una madre che si è votata al figlio, ora malata e ottantenne. 

 

Loris urla il suo Testamento. Contro la solitudine dei disabili gravi. Perché lo Stato dia il supporto in denaro per pagare una assistenza carissima. Dice, Loris, che se questo supporto ci fosse stato, avrebbe forse resistito. E dice anche che non vuole morire come un vegetale in qualche istituto. 

 

Leggevo e, se fossi stata con Loris in quel piccolo paese nella bassa di Venezia, Fiesso, mentre dettava, credo che l’avrei abbracciato. Così, d’impulso. Poi me ne sarei andata, portandomi addosso una vergogna che non so nominare. Io credo che l’assistenza ai disabili pagata dallo Stato sia un dovere. Non solidarietà e non pietà. 

 

Ecco cosa ha dettato Loris Mazzocco sulla porta della Morte. «Ora è arrivato il momento. Porto con me l’amore che ho ricevuto e lascio questo scritto augurandomi che possa scuotere un po’ di coscienze ed essere di aiuto alle tante persone che stanno affrontando ogni giorno un vero e proprio calvario». 

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