Bersani: “Che delusione Gentiloni. Ha perso tutta la sua credibilità”

“Il premier è complice o è stato obbligato da qualcuno fuori di qui”
LAPRESSE

Leader Mdp. Pierluigi Bersani, 66 anni, è stato segretario del Pd da ottobre 2009 a aprile 2013


Pubblicato il 13/10/2017
Ultima modifica il 21/10/2017 alle ore 02:30
roma

Alle sette di sera, quando stanno per iniziare le dichiarazioni di voto finali sulla legge, Pier Luigi Bersani sguscia fuori dall’Aula e imbocca un corridoio laterale. Poco prima si è alzato in piedi, ha preso la parola suscitando uno dei rarissimi momenti di silenzio nell’emiciclo: «Con il cuore in mano, dico ai deputati di questa nuova maggioranza che ci stanno portando dove forse nemmeno loro vogliono andare: se ci fermiamo non si va nel caos, ci sono soluzioni abbordabili e rispettose della Costituzione anche negli ultimi mesi». Riflettete, predica, evitate in extremis di approvare quella che definisce un «hapax legomenon», scandisce in Aula tra le espressioni interrogative dei colleghi: «E’ una parola di greco antico – spiega rispolverando gli antichi studi classici – vuole dire una parola detta una volta sola: questa legge è un marchingegno sconosciuto, una roba che in tutto il mondo non è mai esistita, questo volevo dire», sospira scendendo le scale. Ai tempi dell’Italicum, dalle parti di Renzi si diceva che quella legge l’avrebbe copiata mezza Europa: «Questa invece appena la leggono strabuzzano», scoppia in una risata amara. 

 

«Ne abbiamo viste di tutti i colori, vediamo anche questa», e se non è la prima volta nella legislatura che si mette la fiducia sulla legge elettorale, «questa è un po’ peggio, perché siamo a fine legislatura e anche perché allora c’era l’alibi che l’Italicum era una iniziativa del governo». Stavolta, invece, il premier Paolo Gentiloni aveva promesso di limitarsi ad «accompagnare» il percorso, salvo poi occuparsene nel modo più invasivo possibile sul finale, imponendo il voto di fiducia. Deluso? «Una delle tante delusioni è certamente lui, assolutamente», ammette l’ex segretario Pd, oggi tra i leader di Mdp, il movimento appena uscito dalla maggioranza. «Purtroppo Gentiloni ci ha rimesso in credibilità, perché a questo punto i casi sono due: o si è reso complice di una forzatura di questo genere, oppure è stato indotto, sequestrato…». Da chi, Bersani, dal segretario dem Renzi? «Da qualcuno fuori di qui, e peggio mi sento a pensare una cosa del genere di un presidente del consiglio».  

 

Anche in Aula ha parlato di credibilità: quella del Parlamento, requisito indispensabile per «ricomporre il Paese diviso» fuori dai Palazzi. «Qui è saltato tutto: la credibilità, temo, non solo del governo. Quando la gente si sentirà illustrare la legge, ci sarà una distanza tra cittadini e istituzioni bestiale», aggiunge preoccupato. Poco prima, in Aula, ha sintetizzato i «guasti» del Rosatellum, dai «vaghi apparentamenti per raccogliere voti con reti a strascico» al fatto che «stiamo dicendo a un cittadino: tu con un segno decidi tre cose e due possono non piacerti». Fermatevi, il suo appello. «Non sta perdendo credibilità solo Gentiloni: qui stiamo facendo un Parlamento di nominati, e questo non sarà accettato», ripete preoccupato. Due ore dopo, la legge approvata passa al Senato. 

 

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