Spot macabri e preti autonomisti nello zibaldone dei referendum

Alla consultazione in Lombardia e Veneto il grande assente è il “No”
AP

Data per scontata la vittoria del sì, l’unico debbio rimasto sul voto referendario è la percentuale di coloro
che decideranno di andare alle urne


Pubblicato il 13/10/2017
Ultima modifica il 13/10/2017 alle ore 11:03

L’autonomia? «Una stupidata», ha sentenziato l’imprenditore trevigiano Luciano Benetton. Una cosa seria, serissima, nelle intenzioni dei governatori Roberto Maroni e Luca Zaia desiderosi di battere cassa a Roma dopo i referendum del 22 ottobre. Mancano nove giorni e, con l’eco delle vicende catalane nelle orecchie, Lombardia e Veneto si interrogano: quanti andranno a votare? Le due consultazioni si muovono in un limbo, tra la serietà di un voto istituzionale e il faceto delle iniziative elettorali.  

 

Merita, allora, citare qualche esempio. A cavallo tra le province di Padova e Vicenza, una fronda di sindaci si è detta pronta a concedere colloqui solo ai cittadini che, dopo il 23 ottobre, si presenteranno con il certificato di voto. La vera scomunica clericale, però, è arrivata dal pulpito di Miane, nel Trevigiano, dove il parroco ha definito «vigliacchi» quelli che non si recheranno alle urne. Maurizio Dassie non è un arciprete qualsiasi: tra i suoi allievi, alla scuola enologica di Conegliano, ha avuto proprio un giovane Luca Zaia. Non contento, il prelato ha ribadito il concetto nel bollettino parrocchiale. «Sono morte delle persone per consentire il voto», la predica.  

 

Lo sconto per il funerale  

Nella terra del Carnevale veneziano, sacro e profano s’intrecciano. E così due amici, Roberto Agirmo e Samuel Guiotto, hanno realizzato una campagna di marketing ad hoc. «In ogni caso… buon viaggio», recita il volantino che promette sconti agli elettori che andranno a votare: il 20 per cento per chi opta per una vacanza «tailor-made» (fatta su misura) e il 10 per cento sui «servizi funebri completi». Misura tendente al macabro anche per uno dei video elettorali lanciati sull’altra sponda del Garda. Un uomo (per la cronaca Ignazio Albanese, fratello dell’attore e regista Antonio) viene ripreso in un bara. Il morto, che rappresenta la Lombardia, si risveglia dal sonno eterno per sgridare le donne piangenti al suo capezzale. Il messaggio è chiaro: l’ha ucciso l’astensione.  

 

Il viadotto crollato  

Ma a tenere banco, dopo la questione tablet (23 milioni di euro per 24 mila device, che tra l’altro non consentono neppure di votare scheda nulla) è stato un altro spot televisivo, rigorosamente in dialetto. Un uomo in bicicletta si dirige verso il ponte crollato di Annone Brianza mentre una donna gli grida che è meglio fermarsi. Il montaggio lascia intendere che l’attore venga inghiottito dalla voragine e che con l’autonomia fatti di questo tipo non sarebbero accaduti. Il crollo di quel ponte costò la vita a un automobilista e altri cinque rimasero feriti: il viadotto non c’è più, ma anche l’umorismo è dato per disperso.  

 

Nessun contrario  

In questo campionario mancano, e fa pensare, le campagne per il no all’autonomia. Anche perché, eccezion fatta per certi ambienti del clero lombardo, alle classi dirigenti locali è convenuto dirsi favorevoli al referendum. Le formule prevedono però la virgola: si va dal «sì, consapevole» della Confartigianato veneta al «sì, ma diverso» del sindaco Pd di Bergamo Giorgio Gori, pronto a sfidare Maroni alle Regionali del 2018. Da ultima anche l’Anci veneta, l’associazione dei comuni, ha parlato dell’opportunità dell’autonomia. Proprio nella regione della Liga Veneta, la madre di tutte le leghe, il sì sembra poter raggiungere un consenso maggioritario. E Zaia, in lizza per una poltrona in un ipotetico governo di centrodestra nazionale, non vede l’ora di intestarsi la vittoria. Raccontata a mo’ di zibaldone la richiesta di autonomia potrebbe sembrare stupida. Se non fosse che rischia di avere esiti politici seri, serissimi.  

 

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