Kids Kicking Cancer, le arti marziali al servizio dei bambini malati di tumore

«Power, Peace, Purpose», un libro per raccogliere fondi e avere più istruttori nelle strutture ospedaliere


Pubblicato il 20/10/2017
Ultima modifica il 20/10/2017 alle ore 11:15

Alle volte pure un calcio volante può fare la differenza contro una grave malattia. Perché no. È questa la filosofia che anima «Kids Kicking Cancer», l’organizzazione non profit che utilizza le arti marziali per aiutare i bambini affetti da cancro e da gravi malattie croniche. La onlus, per sostenere le proprie iniziative, ha appena pubblicato un libro: si intitola «Power, Peace, Purpose» e lo pubblica «Proedi editore», con il fine di utilizzare i fondi raccolti per la formazione degli istruttori. L’obiettivo è ampliare la rosa di strutture in cui per i bambini è già possibile distrarsi anche con le arti marziali.  

 

In cosa consistono le attività?  

«Con l’insegnamento delle nostre tecniche aiutiamo i bambini a sconfiggere la paura, la rabbia e lo sconforto che suscita la malattia e ad affrontare positivamente e con coraggio le terapie, spesso molto invasive», afferma Giancarlo Bagnulo, presidente di «Kids Kicking Cancer Italia». «Il programma si rivolge ai bambini ricoverati nei reparti di oncoematologia o in regime di day-hospital, ma sono in corso programmi anche in strutture extra-ospedaliere sparse in tutto il territorio nazionale».  

 

Attiva in Italia da cinque anni, «Kids Kicking Cancer Italia» opera in dodici strutture ospedaliere: al Regina Margherita di Torino, all’Istituto dei Tumori di Milano, all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, al policlinico San Matteo di Pavia, all’interno del policlinico di Parma, all’ospedale degli Infermi di Rimini, al Bambin Gesù e al policlinico Gemelli di Roma, all’ospedale Santobono-Pausilipon di Napoli, al policlinico di Bari e all’ospedale Civico Arnas di Palermo.  

 

Tutte le attività si svolgono in aree ad hoc attrezzate a pochi metri dalle stanze di degenza. La pratica è disponibile anche in cinque strutture extra-ospedaliere: Casa Ugi a Torino, La Collina degli Elfi a Govone (Cuneo), nelle sedi della Fondazione McDonald di Brescia a Firenze e nell’associazione Ciavattini di Roma. Tredici sono in tutto le città coperte. Gli istruttori sono cinture nere di arti marziali che hanno accettato di collaborare con l’associazione in qualità di volontari. Devono però prima seguire un corso di formazione teorico-pratico, durante il quale apprendono la metodologia «Kids Kicking Cancer Italia» e devono superare la validazione di un comitato tecnico, conseguendo il diploma di terapisti di arti marziali. 

 

Sostegno anche per i genitori  

Il sostegno non riguarda soltanto i pazienti, ma pure i loro genitori. «La sensazione di impotenza di fronte alla sofferenza di un figlio malato è una delle più strazianti sensazioni provate da un genitore - afferma Simona Camaeti, mamma di un piccolo paziente -. È per questo che il supporto fornito a noi genitori dagli istruttori ha rappresentato un’ancora di salvezza. Vedere nostro figlio più coraggioso e determinato nella lotta alla malattia ha reso più forti anche noi genitori e ci ha permesso di stargli accanto nel migliore dei modi». Il metodo utilizzato consta di una parte motoria e di una meditativa: in modo da consentire tanto il recupero motorio quanto l’equilibrio per affrontare la malattia.  

 

«Nei bambini affetti da cancro, un’attività come questa risulta molto efficace - afferma Marco Zecca, direttore del reparto di oncoematologia pediatrica al Policlinico San Matteo di Pavia -. In particolare può aiutare ad ottenere una riduzione dei sintomi legati agli effetti secondari della radioterapia e chemioterapia, a raggiungere un più rapido recupero e a migliorare il benessere psicologico e il mantenimento delle funzioni fisiche dei pazienti». 

Twitter @fabioditodaro  

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