I senatori consegnano un appello all’ambasciata di Teheran: “No alla condanna a morte per Djalali”

La Camera penale invita a firmare la petizione di Amnesty a favore del medico iraniano

Ahmadreza Djalali, medico e ricercatore iraniano, durante una conferenza: collaborava anche con il Crimedim di Novara


Pubblicato il 01/11/2017
Ultima modifica il 02/11/2017 alle ore 11:02
novara

Gli avvocati di Novara si schierano con Ahmadreza Djalali e chiedono la sua liberazione: la Camera penale ha firmato la petizione di Amnesty e invita le toghe novaresi a fare altrettanto. Nel frattempo la politica continua la sua azione a favore del ricercatore iraniano di 46 anni condannato a morte da Teheran con l’accusa di essere una spia del Mossad. 

 

IL DOCUMENTO DEL RICERCATORE - “Arrestato perché ho detto di no ai servizi iraniani”  

 

Djalali ha vissuto a Novara dal 2012 alla fine del 2015 collaborando con l’Università del Piemonte Orientale e il suo Centro di ricerca di medicina dei disastri. Dopo i suoi colleghi dell’ateneo, che da mesi stanno conducendo una serrata campagna per la sua liberazione, e il Comune anche gli avvocati novaresi scendono in campo: «Da quanto è dato di sapere il tribunale ha fatto pressioni su Djalali per la confessione e ha “ricusato” i suoi difensori perché non graditi. All’esito del processo, durato solo due udienze, il Tribunale ha pronunciato la sentenza. La Camera penale ovviamente ripudia la pena di morte e ritiene la vicenda un monito perché in Italia e nel mondo le garanzie dell’imputato siano un baluardo ineludibile». 

 

IL CASO - Condannato a morte il ricercatore iraniano di Novara. L’Università: “Non ci arrendiamo”  

 

Nei giorni scorsi i senatori Luigi Manconi ed Elena Ferrara, impegnati con Elena Cattaneo per la liberazione di Djalali, e il presidente di Amnesty Italia Gianni Rufini, hanno incontrato l’ambasciatore dell’Iran a cui hanno chiesto che siano resi pubblici gli atti del processo e che comunque venga esclusa la pena di morte, inconciliabile con i diritti umani. É stato inoltre consegnato l’appello dei rettori dell’Università Upo, del Karolinska Istitut di Stoccolma e della Vrije Universiteit di Bruxelles insieme con l’interpellanza al ministro Alfano firmata da 130 senatori. 

Ieri il consigliere regionale Domenico Rossi ha presentato un ordine del giorno a favore del dottor Djalali: «Collaborava con colleghi di tutto il mondo al fine di migliorare gli ospedali dei paesi che soffrono di estrema povertà, colpiti da disastri naturali o conflitti armati».  

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