Botte a un camionista durante i controlli, poliziotto accusato anche di lesioni

Il capo pattuglia della stradale di nuovo in aula dopo la sentenza

Deleonibus è stato condannato a 15 anni


Pubblicato il 10/11/2017
Ultima modifica il 10/11/2017 alle ore 19:40
novara

Interventi in autostrada con l’obiettivo di aiutare la ditta di recupero «amica», verbali falsi, regali e pacchi natalizi, minacce di arresto a testimoni che non avessero aderito alla ricostruzione dei fatti effettuata dagli agenti «infedeli». Sono queste le accuse di una nuova tranche dell’«inchiesta Polstrada», l’indagine con cui nel 2015 il pm Silvia Baglivo ha scoperto una serie di illeciti nel settore dei soccorsi sull’A4, spesso «pilotati» da un gruppo agenti in servizio nella sottosezione Novara Est per favorire alcune ditte di recupero mezzi.  

 

Ieri all’udienza preliminare il giudice Claudia Gentili, in procinto di essere trasferito a Vercelli, ha fissato la discussione a marzo davanti a un nuovo magistrato. Patteggerà un anno di reclusione, con riqualificazione dell’imputazione di corruzione in quella di abuso d’ufficio e falso, il torinese Antonio Mauro Spallone, assistente della centrale operativa Satap, società di gestione dell’autostrada: avrebbe ricevuto pacchi natalizi e cene pagate da Massimiliano Grossi, titolare della Gd Service di Cameri, favorendo l’attività della ditta. 

 

In particolare, in una visita ispettiva del 2014 in una sede secondaria dell’impresa a Recetto, avrebbe prima avvisato il titolare in modo che inviasse lì due dipendenti, evitando così la sospensione dell’autorizzazione ai soccorsi sulla tratta stradale. E poi avrebbe redatto un verbale falso. Ancora, avrebbe fatto intervenire Grossi nel recupero di mezzi che in realtà non poteva effettuare, perché non convenzionato per quel tipo di intervento, modificando poi le schede di soccorso. 

 

Andrà a giudizio, invece, il capo pattuglia Angelo Deleonibus, già condannato a 15 anni e mezzo il mese scorso nell’ambito del filone principale dell’inchiesta: ora è accusato di un verbale falso, di lesioni e minaccia perché il 10 ottobre 2015 a Vicolungo avrebbe malmenato un camionista moldavo e poi costretto alcuni connazionali presenti a dichiarare di non aver assistito ad alcuna aggressione, mostrando il gesto delle mani incrociate (ovvero di un possibile arresto). 

 

Hanno scelto il rito abbreviato Massimiliano Grossi della Gd Service, i poliziotti Roberto Loforese e Alessandro Motolese, compagni di pattuglia di Deleonibus e accusati di concorso nei reati di concussione e falso, e Salvatore Tenne, responsabile dell’ufficio incidenti della Polistrada, che per l’accusa avrebbe favorito sempre la ditta camerese. Sono difesi dagli avvocati Claudio Bossi, Vincenzo Alessio, Gianluca Barocco e Daniela Fontaneto. 

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