Ghigo sul Parco della Salute “Non può diventare un’isola a sé stante. Bisogna integrarlo”

Intervista al direttore della Scuola di Medicina dell’Università di Torino: “Prima di costruirlo bisogna decidere cosa metterci dentro e cosa lasciare fuori”

L’ingresso dell’ospedale Molinette in corso Bramante


Pubblicato il 12/11/2017
Ultima modifica il 13/11/2017 alle ore 12:04
torino

Non solo un ospedale ma un polo all’avanguardia in grado di unire didattica, ricerca, incubatori di impresa. Sono le premesse del Parco della Salute, della Scienza e dell’Innovazione previsto al Lingotto. Una scommessa per la sanità piemontese, di quelle da cui passano lo sviluppo della città e del territorio, che apre «UniTo Spazio Pubblico», il ciclo di conferenze all’Università di Torino per promuovere il ruolo dell’ateneo nel dibattito sul futuro (salute, impresa, giovani, cultura, mobilità). 

Appuntamento alla Cavallerizza Reale, via Verdi 9. Lunedì 13 novembre, ore 17, il primo incontro dedicato al tema: «Salute e Sanità per i cittadini. Biomedicina e biotecnologia per lo sviluppo». Dopo le introduzioni di Gianmaria Ajani, rettore Università, ed Ezio Ghigo, vice-rettore area medico-sanitaria, interverranno Sergio Chiamparino, Guido Montanari, Antonio Saitta, Federico Bussolino, Gian Paolo Zanetta, Antonio Scarmozzino, Giovanni Durbiano. Modera Luca Ferrua, caporedattore La Stampa Torino. 

 

Il Parco della Salute, della Scienza e dell’Innovazione è un punto di svolta per la qualità competitiva della sanità torinese, piemontese, nazionale. Prima ancora, per la sintonia tra tutti i soggetti interessati. Ora deve scattare la fase-due». Ezio Ghigo, direttore della Scuola di Medicina dell’Università di Torino, viene subito al punto: «Bisogna decidere come collocarlo nel quadro dell’assistenza sanitaria metropolitana e regionale, un’operazione che non si può fare in corsa».  

 

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Cosa significa?  

«Bisogna decidere cosa mettere dentro il Parco: il che è fondamentale prima di tutto per la sua configurazione edilizia. Cosa resterà della attuale Città della Salute e della sanità metropolitana dentro il nuovo complesso e cosa resterà fuori? A maggior ragione, considerato che il Parco conterà su un numero ridotto di posti-letto rispetto alla Città della Salute: gli altri come saranno redistribuiti?». 

 

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Oltretutto, dei quattro ospedali della Città della Salute sopravviverà solo il Cto: ma come presidio territoriale.  

«Appunto: per noi disegnare la filiera è cruciale. Sono importanti le alte complessità, cioè il trattamento delle patologie acute all’interno del Parco, ma anche le basse complessità sul territorio. In entrambi i casi, l’eccellenza deve essere il comune denominatore». 

 

Anche per le basse complessità?  

«Certo. Perchè sono più pesanti in termini di volumi, e perchè se curi bene le cose semplici riduci le probabilità che accadano quelle più complesse». 

 

Questo presuppone un’adeguata formazione dei medici su entrambi i versanti.  

«Appunto. Per prima cosa, l’Università deve insegnare le cose semplici: per noi è importante distribuire le reti formative non solo al Parco ma in tutte le strutture che curano malattie a bassa complessità». 

 

Le pare che si stia pensando a questa filiera?  

«Non ancora adeguatamente, ma guai a perdere tempo. Il Parco della Salute, dove troveranno prevalentemente spazio le alte complessità, non può essere la riproposizione delle Molinette: un ospedale zonale noto per il buon livello, al quale si rivolgono anche i malati fuori zona. Il Cto, che nelle intenzioni diventerà l’ospedale zonale del nuovo polo, non sarà sufficiente». 

 

Intende dire che, senza un’organizzazione preventiva, il Parco rischia di diventare una realtà a sè stante, scollegata dal territorio e sommersa da una domanda che non è in grado di soddisfare?  

«Una domanda impropria, date la vocazione del nuovo polo: proprio per questo deve trovare risposte sul territorio. Come si collegherà con le altre strutture sanitarie? Nel caso del San Luigi, abbiamo una proposta». 

 

Quale?  

«Federare l’ospedale, importante sede universitaria, con il Parco della Salute e assegnargli come nuova mission il trattamento delle molteplici malattie croniche: con standard di altissimo livello. Ma le questioni sono molte». 

 

Per esempio?  

«Se Regina Margherita e Sant’Anna spariranno, non tutti i servizi che oggi offrono potranno essere convogliati nel Parco: dove metteremo le basse complessità?». 

 

Insomma: serve un ragionamento a monte.  

«Essenziale non solo per garantire risposte adeguate a livello omogeneo, su tutto il territorio, ma per stemperare contestazioni sovente strumentalizzate. Il momento della chiarezza è adesso». 

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