Il papà di Giulia, insultata sul bus: “Spero che mia figlia torni spensierata”

Ancora senza esito le ricerche dell’aggressore

La ragazza, una promessa del basket, stava andando a lezione


Pubblicato il 12/11/2017
Ultima modifica il 13/11/2017 alle ore 07:31
Un responsabile ancora non c’è, nonostante i carabinieri abbiano acquisito i filmati delle telecamere. Ma tanto, in questa storia, probabilmente cambierebbe poco. Il dolore per gli insulti ricevuti sul bus, invece, è ben presente. Anche se, due giorni dopo la denuncia di Giulia, all’interno della famiglia vince la voglia di dimenticare, di aiutare la quindicenne a mettersi alle spalle quell’episodio terribile. Un uomo che le si avvicina, e scarica su di lei veleni e insulti. «È inutile che vai a scuola, tanto finirai per strada. Tornatene al tuo Paese».
Le immagini non raccontano alcuna aggressione fisica, ma frasi secche, pronunciate senza che nessuno muovesse un dito per difenderla. Sono passate quarantotto ore e il padre ha deciso di rompere il silenzio con un post pubblico. Un messaggio affidato a una pagina Facebook di appassionati di basket, quello sport di cui Giulia è, da tempo, una promessa. «A 15 anni si vede il mondo o completamente rosa, o completamente nero. Fino all’altro ieri per mia figlia era rosa, ieri le è sembrato del nero più nero possibile», dice l’uomo in un sms pubblicato dal blog La Giornata Tipo. «Vorremmo che tornasse al più presto alla sua spensierata gioventù».
È la risposta ad un post che trasforma un episodio di razzismo in una metafora sportiva: «Vogliamo tenderti la mano per aiutare a rialzarti come si fa con un compagno di squadra che ha subito un fallaccio da un avversario infame. E di infami, purtroppo, nella vita ce ne sono tanti». Frasi apprezzate, dagli utenti del sito e dalla stessa Giulia. «Le vostre parole e quelle di chi ha commentato - dice il padre - hanno aiutato mia figlia a tramutare la tristezza in rabbia e a capire che tra il rosa e il nero ci sono migliaia di meravigliose sfumature...». Le stesse che emergono sfogliando i messaggi social, e non solo.
La società in cui milita la ragazza ha incassato la solidarietà della sindaca Chiara Appendino: «Il razzismo non può trovare nessuno spazio e nessuna tolleranza. La città di Torino è vicina alla ragazza insultata». Ma si sono fatti avanti anche i club di pallacanestro: «Il basket - ha detto il presidente della Giba Alessandro Marzoli - insegna a rispettare compagni e avversari e non importa certo il colore della loro pelle».BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

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