Sasso lanciato sulla tangenziale “Due centimetri e mi avrebbe ucciso, ma ho visto chi mi ha colpito”

Pietra di due chili contro un Tir. Il camionista: “Erano tre ragazzi con zaini e biciclette”

Strada del Drosso


Pubblicato il 12/11/2017
Ultima modifica il 14/11/2017 alle ore 14:52
torino

«Ho sentito un botto incredibile. All’inizio non riuscivo nemmeno a capire cosa fosse successo. Il parabrezza era integro, non avevo tamponato nessuno. Poi ho visto quella pietra in fondo all’abitacolo». Arcangelo Antonacci, camionista di 48 anni, ripercorre quegli attimi che, venerdì, gli sarebbero potuti costare molto più cari di un tettuccio di vetro rotto e un comprensibile spavento. Qualcuno, affacciato sul ponte di strada del Drosso, ha sollevato un masso pesante più di due chili e l’ha lanciato sopra il tetto, in vetro, di una motrice che aveva rallentato per entrare nell’Interporto Sito di Orbassano. 

 

 

 

Quando è stato colpito, dove si trovava?  

«Stavo per uscire dalla tangenziale. Saranno state le quattro e mezza del pomeriggio. Dovevo entrare nel centro di smistamento ed ero incolonnato con gli altri camion. Lì c’è sempre un ingorgo infinito. Quando ho superato quel cavalcavia, ho visto dei ragazzi affacciati al parapetto. Credo fossero tre, al massimo quattro. Ricordo che avevano degli zaini sulle spalle. E accanto a loro c’erano delle biciclette. Fortuna che andavo davvero piano. Altrimenti, per lo spavento, avrei potuto perdere il controllo del bilico». 

 

Invece, passata la paura, come ha reagito?  

«Ho immediatamente accostato e mi sono fermato: avevo pezzi di vetro ovunque. Probabilmente è stata la tendina parasole a salvarmi la vita. In qualche modo ha deviato la traiettoria del masso, che è caduto a pochi centimetri dal sedile. Mi avesse preso in testa, mi avrebbe sicuramente ammazzato. La prima telefonata è stata alla polizia stradale». 

 

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Ha guardato di nuovo verso il ponte?  

«Sì. E quei ragazzi se l’erano già data a gambe. Erano come spariti nel nulla. Lo giuro: non fossi stato imbottigliato in mezzo al traffico, avrei provato a inseguirli e a fermarli. Meglio per tutti che non sia andata così. Perché dopo lo choc, mi è montata una rabbia...» 

 

Adesso ha paura a rimettersi alla guida, di passare di nuovo a Torino?  

«La strada è la mia vita. Da Foggia, vengo spesso in Piemonte: carichiamo e scarichiamo di tutto. Questa volta dovevo ritirare un ordine di carta e plastica. Sono anni che si parla dei pazzi che lanciano i sassi dai ponti. Dovessi sempre pensare a queste cose, a quest’ora avrei già cambiato mestiere da un pezzo. Invece preferisco vederla così: quante probabilità ci sono che ricapiti una roba del genere proprio a me? Mi è andata bene ed è finita qui. Ho sistemato il tettuccio con un pannello fi plastica e sono ripartito come sempre».  

 

Adesso la sua denuncia alla Polstrada è finita sul tavolo della procura di Torino, che ha aperto un fascicolo a carico ignoti...  

«Spero che trovino quei ragazzi. Che si rendano conto di quello che hanno combinato e soprattutto di cosa sarebbe potuto succedere. Hanno sfasciato il tetto di una motrice nuova di zecca, ma hanno rischiato molto di peggio. Di avere un morto, un marito e un padre, sulla coscienza. E tutto questo per cosa? Per una bravata. Talmente stupida da non poter essere raccontata gli amici». 

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