Soffoca il fratello malato e confessa via sms

Lei vedova, lui separato, scrive a un’amica che dà l’allarme al 112

La villa: l’abitazione in cui Cristina e Mauro Mattioda (entrambi con figli ormai grandi che vivono altrove) erano rimasti soli


Pubblicato il 12/11/2017
Ultima modifica il 12/11/2017 alle ore 11:42
castellamonte

Cristina Mattioda, 64 anni, ha confessato anche ai carabinieri e al pubblico ministero Lea Lamonaca. Dopo lunghe ore di interrogatorio la donna ha confermato di aver soffocato nel sonno il fratello Mauro, 60 anni. Entrambi erano alle prese con problemi di depressione. La sorella aveva già confessato via sms ad un’amica la mattina stessa del delitto. Dopo la chiusura degli interrogatori nella caserma dei carabinieri di Castellamonte, la Mattioda, assistita dall’avvocato Franco Papotti, è stata trasferita nel carcere delle Vallette, seguita con tutte le precauzioni sanitarie del caso. L’accusa è di omicidio. La villa della località Belvedere di Spineto, dove si è verificato il delitto, è stata posta sotto sequestro per permettere ai carabinieri della compagnia di Ivrea ulteriori accertamenti sulla dinamica dell’accaduto. Domani la procura di Ivrea conferirà l’incarico per l’autopsia sul corpo della vittima. 

 

«Mio fratello era depresso, ma con quella malattia non sarebbe mai guarito». È quello che avrebbe detto Mattioda quando i carabinieri si sono presentati alla villa di famiglia al Belvedere di Spineto, appena sopra Castellamonte. Qualche ora dopo, Cristina Mattioda, 64 anni, è stata arrestata per l’omicidio del fratello Mauro, 60 anni, geometra in pensione. Soffocato nel sonno con un sacchetto di plastica.  

 

L’ALLARME  

Una storia drammatica, probabilmente frutto di problemi depressivi che, da qualche tempo, attanagliavano entrambi i fratelli, figli di Fiore Mattioda, appartenente a uno dei rami della celebre famiglia di costruttori canavesani. A dare l’allarme, intorno alle 7.30 di ieri mattina, un’amica di famiglia che ha ricevuto un messaggio sul cellulare da Cristina. Conoscendo le difficoltà del momento, la donna non ha perso tempo e ha chiamato il 112 chiedendo aiuto. Sono stati i militari di pattuglia a ritrovare il corpo di Mauro Mattioda riverso nel letto, ancora con quel sacchetto di plastica in testa. La sorella è rimasta ore a vegliarlo se è vero, come hanno ipotizzato gli investigatori, che il decesso del fratello è avvenuto intorno alle quattro del mattino.  

 

LA DINAMICA  

Secondo una prima ricostruzione dell’accaduto, la donna avrebbe agito sorprendendo il fratello nel sonno. Mauro Mattioda non si sarebbe accorto di nulla e non avrebbe nemmeno fatto in tempo a reagire in qualche modo. Subito dopo Cristina ha scritto all’amica che ha poi letto quel drammatico sms appena sveglia. Un delitto maturato tra le mura domestiche di quella bella villa sulla collina che domina Castellamonte, dove entrambi, inizialmente, abitavano con i rispettivi compagni prima di rimanere soli. Lei vedova, lui separato. Entrambi con figli ormai grandi da tempo sposati e che vivono altrove. 

 

LE INDAGINI  

Cristina Mattioda, docente di inglese in pensione aveva concluso la sua carriera all’istituto 25 Aprile di Cuorgnè, dove insegnava anche il marito, Giacinto Trupiano, più anziano di lei di una quindicina d’anni, scomparso da poco più di un anno. In mattinata è stata accompagnata nella caserma a Castellamonte dove è stata a lungo interrogata dai carabinieri, coordinati dal capitano Domenico Guerra, e dal pubblico ministero della procura di Ivrea, Lea Lamonaca. Interrogatori che si sono conclusi in tarda serata. Tanti i punti oscuri ancora da chiarire. A cominciare dalla motivazione di un gesto così drammatico. Il fratello era da qualche tempo in cura per la depressione, un male oscuro che forse è diventato contagioso quanto insopportabile in quella casa diventata un enorme rifugio alla loro solitudine. 

 

«Siamo tutti sconvolti», dice il parroco di Spineto, don Luca. I Mattioda non facevano vita di comunità ma in una realtà così piccola, «quando accadono fatti del genere l’intero paese partecipa al dolore».  

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