“Torino non è razzista” Solidarietà a Giulia insultata sul bus per il colore della pelle

Dopo l’aggressione verbale alla giovane promessa del basket, sono arrivate decine di messaggi, anche dalla sindaca Appendino e dalle istituzioni

La città ha risposto all’episodio di razzismo con decine di messaggi di solidarietà a Giulia


Pubblicato il 12/11/2017
Ultima modifica il 13/11/2017 alle ore 16:17
torino

Se le telecamere di sicurezza montate sul bus funzionano bene, allora è soltanto una questione di ore. O al massimo di qualche giorno. Poi l’uomo che ha colpito con un calcio e poi ha insolentito con insulti razzisti la quindicenne giocatrice di basket - figlia di una coppia mista e promessa di questo sport nel quale ha addirittura giocato in una nazionale giovanile - sarà identificato e denunciato.  

Questione di tempo, appunto, perchè la denuncia presentata dalla ragazza è - tutto sommato - molto dettagliata. Ci sono orari e ci sono dettagli personali. C’è cioè il racconto di una giovane ragazza rimasta scioccata dal comportamento di quell’uomo: «Che aveva circa sessant’anni».  

 

LA CITTÀ INDIGNATA  

L’episodio, raccontato ieri sulle pagine della «Stampa», ha causato un’ondata di indignazione, sui social, e non soltanto: «Perché Torino è da sempre una città solidale e accogliente. E certi atteggiamenti non appartengono in alcun modo al suo Dna». E proprio ieri la società in cui milita la ragazza - arruolata sotto quei colori dopo aver giocato in altre regioni - ha incassato anche la solidarietà della sindaca Chiara Appendino. Che ieri a mezzogiorno sul web ha scritto: «Il razzismo non può trovare nessuno spazio e nessuna tolleranza. La città di Torino è vicina alla ragazza insultata».  

 

Sulla questione interviene anche l’ex sindaco Piero Fassino che su twitter scrive: «Tutti i torinesi civili e per bene sono vicini a #Giulia, aggredita dalla ignorante viltà di chi non sa rispettare l’identità altrui».  

 

Non parla invece la società di basket in cui la quindicenne milita. Anzi, i vertici si trincerano dietro il più assoluto silenzio: «Perché stiamo parlando di una ragazzina. E sarebbe dannoso offrire elementi che possano portare qualcuno alla sua identificazione». Fine. Di più non vogliono dire. Era invece stato proprio il presidente della società, l’altra sera, a spiegare che: «Denunciare era assolutamente doveroso. Quell’uomo ha usato espressioni come “negra di m...” e termini con cui si indicano in modo dispregiativo le donne che si prostituiscono». 

 

LEGGI ANCHE: “Sono sotto choc, giudicata per il colore della pelle di chi amo”  

 

IL SINDACATO  

Sull’increscioso episodio si è espressa anche la Giba, il sindacato del basket, che ha espresso la propria solidarietà alla giovane cestista, dichiarando con il presidente, Alessandro Marzoli: «In queste ore siamo vicinissimi a “Giulia”, per la brutta vicenda che l’ha coinvolta suo malgrado. Il basket, come tutti gli sport, insegna a rispettare compagni e avversari e non importa certo il colore della loro pelle».  

 

E mentre i carabinieri invitano chi sa - oppure chi ha assistito alla scena - ad andare a denunciare per raccogliere altri dettagli utili per dare un nome e un cognome al passeggero del bus - la quindicenne è tornata alla sua vita da adolescente. Tra allenamenti con le compagne di squadra - milita in una società che ha immediatamente fatto quadrato attorno a lei - e impegni scolastici, sebbene, dice chi la conosce: «Sia rimasta gravemente turbata dall’episodio».

 

home

home

I più letti del giorno

I più letti del giorno