Pisapia: “Dobbiamo unire il centrosinistra”. Veltroni: “Non lasciamo autostrade alla destra”

Il leader di Campo Progressista: «Qualcuno dice che è una missione impossibile?No, Bisogna provare». Boldrini: al momento non ci sono le condizioni per un’alleanza col Pd
ANSA

Giuliano Pisapia e Laura Boldrini


Pubblicato il 12/11/2017
Ultima modifica il 12/11/2017 alle ore 23:48

Il dibattito su una possibile coalizione nel centrosinistra potrebbe arrivare al punto finale con la direzione del Pd di lunedì. Giuliano Pisapia raduna a Roma l’assemblea di Campo progressista e insiste sulla strada «giusta» dell’unità del centrosinistra: «Non vogliamo un’altra Sicilia, non possiamo non fare di tutto per unire». Lancia un ultimo appello ai dem per una nuova alleanza che segni la discontinuità con le politiche del passato, chiude a qualsiasi coinvolgimento di vecchi e nuovi centrodestra, e “striglia” Mdp, perché una «ridotta» che può fare solo testimonianza e non cambiare il Paese non basta. 

 

L’appello di Veltroni  

Anche il primo segretario del Pd, Walter Veltroni, fa un appello all’unità nel programma In mezz’ora in più di Lucia Annunziata su Rai3: «C’è il rischio, in questo processo di messa in discussione della democrazia in Europa, che la sinistra si divida, spacchi il capello in quattro e ci si odi gli uni con gli altri è il suo ragionamento -. Se c’è un momento in cui la sinistra avrebbe il dovere di comporre le diversità è in questo momento. Fare ora una campagna elettorale in polemica è aprire un’autostrada alla destra. Sono divisioni irresponsabili in questo momento storico». E ancora: «Se si mettessero intorno a un tavolo il presidente Grasso e le altre forze politiche della sinistra che si vanno componendo, sarebbe un enorme passo avanti. Se non ci si prova c’è un rischio di tornare indietro ai Ds e alla Margherita ma in dimensione bonsai». Serve che le parti si vadano incontro: «Io mi auguro che Renzi abbia questa capacità ma che anche tutti gli altri si rendano conto della serietà del momento che ci sta passando davanti. Come mi auguro che Mdp cambi idea e che si accorga che la loro posizione “se c’è Renzi, non ci siamo noi”, è sbagliata perché non offre nessuno sbocco e quindi va cambiata. Si può stare in una coalizione nella quale ci sono diverse leadership. Saranno le elezioni a decidere chi debba prevalere. Insisto: ma perché non parlano dei contenuti?».  

 

 

Si è in zona Cesarini, di questo sono tutti consapevoli nei lavori di «Diversa, una proposta per l’Italia». È quello che, a più voci, si sottolinea, a partire da Marco Furfaro, esponente di primo piano di Cp, che riconosce la strada in salita , ad oggi, con il Pd di Renzi, ma la via dell’unità deve essere perseguita fino in fondo per il bene del Paese, che significa battere le destre e il populismo. E quindi, avere una coalizione di programma e di governo, non un’accozzaglia di simboli. L’avvertinento al segretario del Pd è chiaro: non è un ultimatum, perché resta caparbiamente il dialogo la strada maestra. Ma certo, se chiuderà alle proposte e continuerà a non ascoltare chi vuole dare voce anche a quanti non vanno più a votare, avrà in mano il cerino della responsabilità del centrosinistra non solo spaccato, ma anche sconfitto. 

 

 

La porta chiusa della Boldrini  

In campo scende la presidente della Camera Laura Boldrini. Lei sì, lo dice chiaro: ad oggi, con il Pd di Renzi «non ci sono le condizioni per fare una coalizione». C’è una standing ovation, dall’arrivo alla conclusione del suo discorso, segno che l’agenda della terza carica dello Stato è la direzione che il popolo di Cp vuole seguire. L’unità del centrosinistra, scandisce, in queste condizioni, è un imperativo. I temi sono Europa, lavoro, immigrati, cittadinanza, una legge che guarda al futuro e che si deve approvare. Anche per Pisapia, lo Ius soli è l’obiettivo, insieme al fine vita, da perseguire. Ma sintonia si registra anche su altri grandi temi, come il ruolo delle donne per `fare andare avanti il Paese´. Roberto Speranza, coordinatore nazionale di Mdp, prende la parola dal palco: chiede un cambio delle politiche del passato. 

 

 

 

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