Salone del Libro di Torino, due milioni di debiti

Appendino: siamo seduti su una bomba a orologeria, basta lavorare in emergenza

Di una cosa sono certi in Comune: «Il Salone del Libro è un patrimonio della collettività ed è interesse di tutti garantire la prossima edizione»: lo ha detto la sindaca Appendino spiegando che non è possibile lavorare ogni anno in uno «stato di emergenza»


Pubblicato il 14/11/2017
Ultima modifica il 14/11/2017 alle ore 18:12
TORINO

«Il salvataggio della Fondazione per il Libro è possibile solo se si troveranno soggetti privati che si impegnino a erogare risorse». Lo ha detto ieri la sindaca Chiara Appendino in Consiglio comunale abbinando al concetto un’immagine piuttosto eloquente: «Siamo tutti seduti su una bomba a orologeria, altro che allori del passato: con la Regione abbiamo cercato di gestire una situazione complessa in piena concordia istituzionale. Nessuno vuole liquidare la Fondazione così, per togliersi un problema. E se esistono le condizioni per mantenerla in piedi non procederemo alla liquidazione». Il Comune spiega anche che l’organizzazione del prossimo Salone del Libro «patrimonio della collettività» non è in discussione. Anzi, la prima cittadina ha detto che vuole garantire che la 31ª edizione del Salone («patrimonio dell’intera comunità») e anche quelle dei prossimi anni avvengano in sicurezza. Una delle priorità è comunque pagare i debiti con i fornitori che ammontano a 2 milioni di euro. «Nessuno di noi è brutto e cattivo e vuole cancellare la Fondazione così, tanto per farlo, è la Corte dei Conti che fa espresso divieto a soci pubblici di ripianare un disavanzo dell’ente in mancanza di un piano di risanamento credibile approvato dai soci».  

 

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UNA NUOVA PERIZIA  

A questo punto Appendino ha chiarito che il Comune non è particolarmente legato al «modello Fondazione» così com’è. «Si può anche pensare a una struttura diversa: di sicuro sarebbe folle mantenere una situazione d’incertezza e di emergenza continua». E mentre la sindaca spiegava al Consiglio la sua idea di futuro (di Salone e Fondazione) in Regione il Pd e in Comune Alberto Morano della Lista civica di centrodestra chiedevano entrambi che - sulla base della relazione dei Revisori dei Conti - si procedesse a un’altra perizia, questa volta asseverata, sul valore del marchio del Salone. «Visto che lo studio Jacobacci, usando metodologie di stima diverse dalla perizia precedente firmata da Icm advisor, aveva “deprezzato sino a 100 mila euro”». Nuova perizia asseverata che «può arrivare entro una settimana» ha concluso Morano. 

 

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LA LETTERA DELL’ASSESSORE  

Stesso auspicio da parte del presidente della Commissione cultura in Regione Daniele Valle (Pd): «C’è bisogno di una seconda perizia e lo farò presente in Consiglio regionale». Circa la seconda perizia, però, c’è subito chi ha fatto notare che per decidere il futuro della Fondazione non ci si può permettere il lusso di sprecare un solo giorno. Che è più o meno quanto scriveva in una lettera riservata e diretta ai vertici della Fondazione del Libro l’assessora alla Cultura Antonella Parigi qualche giorno fa che chiedeva loro di non restare ostaggi della burocrazia e valutare le offerte dei soci privati con la rapidità necessaria a non vederli sfumare all’orizzonte. Il presidente della Regione Chiamparino invece si è preso tutto il tempo necessario per scegliere la strada compatibile con quanto previsto dalla Corte dei Conti. E sino a ieri sera gli sviluppi all’orizzonte della Fondazione (se liquidarla, mantenerla in piedi con un liquidatore creando una cabina di regia in grado di fare il Salone) o scioglierla tout court erano in piedi. Ieri sera l’ipotesi più accreditata era quella di dare ancora un po’ di tempo alla Fondazione. 

 

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IN CONSIGLIO REGIONALE  

Ancora oggi, comunque, si parlerà del futuro della Fondazione nelle aule della politica. E sarà la volta del consiglio regionale: nel mare magnum degli emendamenti al bilancio di assestamento, si parlerà anche del valore del marchio del Salone.  

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