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Economia
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Articolo tratto dall'edizione in edicola il giorno 14/11/2017.
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Padoan: Etruria caso delicato, era scontato informare Renzi

Il ministro dell’Economia ai suoi collaboratori: tra Tesoro e Palazzo Chigi ci fu “piena collaborazione istituzionale”

Pier Carlo Padoan non ci sta. Il ministro dell’Economia non vuole entrare in polemiche sterili tra le istituzioni. Chiamato in causa da Matteo Renzi in una lettera a La Stampa per confermare la propria versione delle vicende che contrappongono l’ex premier al governatore di Bankitalia, Vincenzo Visco, Padoan preferisce mantenere un basso profilo.  

 

Ma nelle ultime ore, dopo il botta e risposta del fine settimana, non ha mancato di ripercorrere con i suoi collaboratori più stretti quei giorni drammatici del febbraio 2015 che portarono al commissariamento di Etruria. Il ministro ha confermato la «piena collaborazione istituzionale» tra il ministero dell’Economia e palazzo Chigi e parlando con il suo entourage in Via Venti Settembre ha ricordato che Renzi sapeva benissimo che si stava andando verso il commissariamento di Etruria. Non poteva essere diversamente. Anche perché – è il suo ragionamento - non si commissaria una banca in quelle condizioni, senza dirlo al presidente del Consiglio. Soprattutto in una fase così delicata di cambiamento delle regole sulle banche. L’allusione del ministro è chiaramente alle norme del bail-in (il salvataggio interno delle banche), tanto volute dall’Europa e alla tanto discussa nuova legge sulle Popolari. Ma resta chiaro che, per Padoan, informare Renzi su una questione così delicata era doveroso oltre che scontato.  

 

Invece, secondo la ricostruzione uscita su La Stampa di sabato, fu proprio il mancato coinvolgimento di Palazzo Chigi nella procedura che portò al commissariamento di Etruria a guastare i rapporti tra Renzi e Visco. La procedura prevede che il governatore, una volta raggiunto il convincimento - sulla base delle conclusioni della Vigilanza - che un istituto sia da commissariare, scriva al ministro dell’Economia che a sua volta, nella sua autonomia, firma il decreto di commissariamento.  

 

Così sarebbe andata anche per Etruria, secondo quanto riferiscono fonti di via Nazionale e i testimoni diretti di quella vicenda, gli ex amministratori di Etruria che vennero interrotti nel corso di un delicato Cda che si apprestava a varare un nuovo aumento di capitale dai commissari nominati da Bankitalia. 

 

Ricostruzione smentita in modo netto da Renzi. «Nessuna mancata collaborazione», ha scritto a La Stampa l’ex premier. «Il governo, che ha agito in modo concertato e coeso (...), e la Banca centrale hanno cercato insieme di affrontare le numerose sfide che si sono presente in quei mesi». Quindi secondo l’ex premier, «non ci sarebbe stato alcun problema istituzionale». E soprattutto il giudizio politico negativo sulla gestione degli organismi di vigilanza sarebbe nato dalla constatazione che «le cose non hanno funzionato come avrebbero potuto e dovuto». Non solo nella vicenda di Etruria ma anche in altre che sono seguite. 

 

Ma ora nel mirino come organo di vigilanza c’è anche la Consob. «Quando saremo convocati andremo a dire tutto quello che abbiamo fatto» ha detto ieri il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, in vista della sua convocazione preannunciata nell’ambito dei lavori della Commissione di inchiesta sulle banche. Finora però è andato in scena solo un maldestro rimpallo di responsabilità tra Consob e Bankitalia sul crac di Veneto Banca e Popolare Vicenza. 

 

luca fornovo
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