Poste, la “rivoluzione” penalizza i piccoli comuni. Anci e Uncem: “Nei paesi devono riaprire gli sportelli”

Oggi a Roma si ridiscute il progetto


Pubblicato il 14/11/2017
biella

Dopo quasi tre anni di braccio di ferro tra Poste Italiane e gli Enti delegati a rappresentare i piccoli paesi in Parlamento, potrebbe essere oggi il giorno in cui verrà rivisto il piano di distribuzione della corrispondenza per i Comuni con meno di 5 mila abitanti. 

 

A ROMA  

A mezzogiorno infatti, l'amministratore delegato di Poste Italiane Matteo Del Fante illustrerà alle Commissioni riunite Ambiente Territorio e Lavori Pubblici e Trasporti della Camera il programma di rimodulazione degli uffici postali alla luce delle disposizioni previste dalla legge sui piccoli Comuni. «Oggi il futuro degli uffici postali dei paesi con meno di 5 mila abitanti verrà finalmente modificato – dice il presidente nazionale di Uncem Enrico Borghi -: la Commissione chiederà a Poste di invertire un trend negativo che ha visto l'azienda chiudere troppi uffici sul territorio e ridurre a 10 giorni al mese la corrispondenza nei paesi più piccoli». 

Il Biellese è stata una delle province che, più di ogni altra, ha pagato cara questa modifica: su 79 Comuni, in ben 74 vivono meno di 5 mila persone (numero superato solo da Biella, Cossato, Vigliano, Candelo e Trivero). Dopo il nuovo piano di distribuzione varato da Poste, in questi paesi gli sportelli sono aperti solo 3 giorni la settimana e la corrispondenza viene distribuita appena 10 giorni al mese. 

 

PROTESTA  

«In questi ultimi due anni è stato dimostrato come questo piano di distribuzione stia facendo acqua da tutte le parti – aggiunge il presidente di Uncem Piemonte Lido Riba -. Confidiamo che domani il Parlamento prenda in considerazione tutte le nostre istanze nelle quali abbiamo ribadito l'importanza di ripristinare gli uffici chiusi. Chiediamo inoltre che venga istituita la figura di un operatore polivalente che quotidianamente effettui 3 ore di servizio allo sportello ed altrettante di distribuzione: una soluzione che trova d'accordo sia i sindacati che gli amministratori locali». 

 

ANCI  

La necessità di rivedere il servizio di distribuzione è da sempre ribadita anche da Anci, il cui vice presidente nazionale Roberto Pella, insiste affinchè lo Stato imponga a Poste di reinvestire parte dell'utile sul territorio. «L'azienda ha un utile di 600 milioni di euro all'anno – conclude Pella -: lo Stato possiede il 65% di Poste Italiane e deve imporsi affinchè parte del denaro ottenuto venga reinvestito a tutela delle Terre Alte». 

home

home

La Stampa con te dove e quando vuoi