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Esteri
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Articolo tratto dall'edizione in edicola il giorno 14/11/2017.
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Il politologo Nye: “Il declino del soft power danneggia l’immagine dell’America”

Il professore di Harvard: la retorica di Donald è controproducente

«Donad Trump fa male al “soft power” americano, le defezioni degli studenti stranieri ne sono una conferma». E’ perentorio Joseph Nye professore di Scienze politiche ad Harvard e padre nobile della teoria del «potere morbido».  

 

Si può parlare di emorragia di studenti stranieri dagli Usa?  

«È un principio. Trump è in generale un fattore destabilizzante per il “soft power”, questo ne è un altro evidente esempio».  

 

Nella fattispecie?  

«È un disincentivo per gli studenti stranieri a frequentare le università degli Usa, e lo è in due modi. Il primo è rappresentato da tutte le complicazioni burocratiche per i visti, specie per le persone che provengono da determinati Paesi. Il secondo è la sua retorica controproducente». 

 

Vuol dire che Trump sta creando disaffezione?  

«Esattamente. Le sue politiche improntate al nazionalismo e all’America First allontano gli studenti stranieri». 

 

Quali sono le conseguenze?  

«Nel lungo termine danneggia l’immagine degli Usa nel mondo. Verranno a mancare quelle sentinelle della cultura americana su cui si può contare quando si formano giovani di tutto il pianeta». 

 

Secondo lei Trump danneggia il soft power intenzionalmente?  

«Non credo. Lui pensa di fare bene dal suo punto di vista, ma non penso si renda conto del danno che sta facendo. E non so nemmeno quanto abbia presente l’importanza del soft power. Il suo punto di vista è ristretto».  

 

Dove vanno i delusi?  

«Dai dati in nostro possesso risulta un aumento delle iscrizioni negli atenei australiani e a mio avviso anche l’Inghilterra ne può giovare, sebbene ancora non sia chiaro l’impatto della Brexit». 

 

Nella sua descrizione di soft power un canale di cooptazione è Hollywood. Con lo scandalo degli abusi sessuali iniziato con Harvey Weinstein, anche l’industria cinematografica rischia di diventare un’arma spuntata?  

«Lo scandalo degli abusi fa male e danneggia soprattutto Hollywood, ma non è circoscritto solo ad Hollywood. Anche in Italia ci sono stati alcuni casi». 

 

Però contribuisce a indebolire il soft power, non trova?  

«Se dovesse perdurare nel tempo probabilmente sì. Il soft power americano ha avuto dei minimi storici, ad esempio con la guerra del Vietnam, ma gli Usa sono stati in grado di recuperare in due modi. Uscendo dal conflitto e con l’azione della società civile americana che, nonostante tutto, è sempre stata in grado di creare attrazione per gli Usa». 

 

Sta dicendo che occorre attendere la fine dell’amministrazione Trump?  

«Probabilmente sì, ma bisogna tenere presente che la libertà di stampa negli Usa è forte e questo è un elemento di attrazione. Inoltre, come per il dibattito sull’ambiente, il mondo ha chiaro l’esempio di americani, come ad esempio Michael Bloomberg, che la pensano diversamente da Trump e questo fa bene al soft power». 

 

E se Trump rimanesse presidente sino al 2024?  

«Dubito, anche se la politica è imprevedibile».  

 

francesco semprini
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