Nba, Belinelli brilla ancora ma Atlanta non si sblocca e resta ultima ad Est

AP

Marco Belinelli in azione contro New Orleans


Pubblicato il 14/11/2017
Ultima modifica il 14/11/2017 alle ore 09:48

Nemmeno il ritorno nella Big Easy, dove aveva conosciuto la svolta per la propria carriera Nba, ha regalato un sorriso a Marco Belinelli. L’azzurro ha realizzato 14 punti con il 50% al tiro, e gli Atlanta Hawks sembravano pronti per tornare al successo dopo tre sconfitte consecutive, e invece l’inatteso sprint di Darius Miller ha cancellato le velleità di Belinelli e soci. New Orleans ha vinto 106-105 lasciando gli Hawks desolatamente all’ultimo posto dell’Est, con un bilancio di due successi in quattordici gare, lo stesso di Dallas, fanalino di coda ad Ovest.  

 

La punizione di Miller  

Belinelli aveva realizzato la tripla del +4 (100-104) a 1’56” dalla fine, rivitalizzando Atlanta, che in precedenza era stata anche a +14. E invece i due canestri pesanti di Jrue Holiday e Darius Miller - che lo scorso anno era protagonista in Eurolega con il Bamberg di Andrea Trinchieri - e un errore ai liberi di Kent Bazemore (stoppato poi sul tiro decisivo) hanno gelato gli Hawks. A cui non è bastato compiere un buon lavoro difensivo sui due lunghi di New Orleans, le stelle Anthony Davis e DeMarcus Cousins, “limitati” a 35 punti e 26 rimbalzi. I Pelicans hanno pescato il jolly Miller, i cui 14 punti nel quarto conclusivo hanno cambiato le carte in tavola, condannando forse definitivamente Atlanta ad un’annata lontana dai playoff. Eppure Mike Budenholzer vuole vedere i lati positivi: “Sono confortato dal modo in cui abbiamo lottato in trasferta contro una buona squadra” ha detto il tecnico degli Hawks. “Purtroppo ci sono mancati alcuni dettagli, ma sono orgoglioso dello spirito competitivo della squadra”.  

 

I record di Belinelli  

La differenza tra gli odierni Hawks e le squadre che ultimamente sono state in coda alla propria conference è però netta: Atlanta non ha l’aspetto di un gruppo derelitto, composta da gente senza la minima costruttività e che pensa esclusivamente al proprio interesse. Un caso che, per esempio, Belinelli aveva vissuto due anni fa a Sacramento. L’esempio degli Hawks è differente: nella capitale del sud è iniziata una lunga ricostruzione, dopo gli addii di cinque All Star (Teague, Korver, Horford, Millsap e Howard) in due anni, lo spirito c’è ma la quantità di talento è minima. Ed escludendo Dennis Schroeder, Kent Bazemore e lo stesso Belinelli, il talento è vicino a quota zero.  

 

A fronte di una classifica deficitaria, però, c’è anche un lato positivo per Beli, che può contare su maggiori spazi per mettere assieme cifre interessanti, un aspetto tutt’altro che trascurabile dato che il 30 giugno l’accordo del bolognese scadrà. E in quel momento, a 32 anni, Belinelli inseguirà il contratto più importante della propria carriera. Rimanere a 12.2 punti di media con il 44% da tre - entrambe cifre record nei suoi undici anni negli States - aiuterebbe l’azzurro ad inseguire un buon accordo, e allora anche le sconfitte verrebbero metabolizzate meglio.  

 

Risultati della notte:  

Washington-Sacramento 110-92, New York-Cleveland 101-104, Milwaukee-Memphis 110-103, New Orleans-Atlanta 106-105, Phoenix-L.A. Lakers 93-100, Utah-Minnesota 98-109, Portland-Denver 99-82, L.A. Clippers-Philadelphia 105-109, Golden State-Orlando 110-100 

 

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