Car sharing, bici e scooter: Iren scommette sull’elettrico

“Qui la sperimentazione” e dividendi di lusso per il Comune

Paolo Peveraro è il presidente di Iren su indicazione del Comune di Torino
Dal gennaio 2015 a oggi, il titolo è salito del 165%


Pubblicato il 15/11/2017
Ultima modifica il 15/11/2017 alle ore 07:51
torino

C’è un pezzo dell’eredità dell’epoca Fassino sulla quale la sindaca Appendino e il M5S non possono dire nulla. Anzi, dovrebbe farli sorridere di soddisfazione. E’ la multiutility Iren, presieduta da Paolo Peveraro e condivisa con Genova e le ricche città dell’Emilia occidentale (Reggio, Parma e Piacenza), che con la trimestrale «ha raggiunto, in nove mesi, risultati che, tre anni fa, raggiungevamo in dodici mesi» sorride, compiaciuto, il numero 1 della società la cui nomina, nel complesso meccanismo che regola la divisione dei poteri, spetta al sindaco di Torino. 

 

IL PIANO INDUSTRIALE  

Ma è sul piano industriale da qui al 2022, presentato ieri in Borsa Italiana, che Palazzo Civico - e la città - possono sorridere. Perchè dei 2,5 miliardi che verranno investiti nei prossimo quinquennio, 795 planeranno su Torino e il Piemonte. E se il piano procederà come ipotizzato da Peveraro & C., nelle esauste casse di Palazzo Civico arriveranno, come dividendo, una trentina di milioni dal pacchetto di azioni detenuto da Fsu, la finanziaria condivisa con Genova, con un incremento del 12% rispetto ai 26,6 milioni del 2016, più altri 5,7 milioni per le azioni di Fct, la Finanziaria tutta della città di Torino. L’impegno di Iren è quello di dare dividendi che ogni anno e fino al 2022 aumenteranno del 10%. Tenuto conto che dal 2015 ad oggi il titolo è cresciuto del 165% («E’ anche vero che prima era un po’ depresso» dice Peveraro), le azioni di Fsu sono schizzate da 385 milioni di valore a un miliardo e 20 milioni.  

 

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Ed è da questo tesoro che arriveranno soldi freschi per Palazzo Civico che, d’accordo gli alleati genovesi, intende vendere il 5% dei titoli con un incasso di 150 milioni da dividere con i liguri. E il tutto senza compromettere il controllo pubblico della multiutility. Altro aspetto importante per Torino è che, nelle intenzioni di Iren, diventerà la città dove sperimentare nuove forme di mobility che nel Peveraro-pensiero significa grandi potenzialità di sviluppo. Ecco quindi l’attenzione al car sharing elettrico o ibrido e alle bici e agli scooter elettrici con relativa infrastrutturazione di paline per la ricarica. Per intanto, Iren annuncia il progressivo e totale passaggio della propria flotta - centinaia di mezzi - all’elettrico. L’efficienza energetica sarà uno dei pilastri dell’Iren di Peveraro tanto che si propone di diventare uno dei protagonisti non solo per gli edifici pubblici ma anche per quelli privati.  

 

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CIFRE E PROGETTI  

Tornando agli investimenti, diciamo, «classici», Iren punta ad allacciare altri 11 milioni di metri cubi alla rete del teleriscaldamento di Torino e area metropolitana per oltre 170 milioni di euro, interventi di flessibilizzazione degli impianti di Moncalieri, Torino Nord e Turbigo e la realizzazione di tre impianti mini-idroelettrici in località quali Noasca, Ceresole e San Mauro. Il settore Ambiente, per restare nel Torinese, vedrà la costruzione di due impianti di selezione dei materiali da raccolta differenziata, di cui uno a Parma e uno a Borgaro in grado, quest’ultimo, di trattare 156.000 tonnellate annue la cui entrata in esercizio è prevista nel 2020. Iren a Torino conta 2.813 dipendenti (su circa 6.200) e ha fatto 47 nuove assunzioni nel 2016. «Un numero destinato ad aumentare a livello di Gruppo - annuncia Peveraro - soprattutto per quanto riguarda gli under 30: sono 200, vogliamo raddoppiarli». Ammontano a 108 milioni di euro gli ordini ai fornitori in provincia di Torino, mentre sono 890.529 gli abitanti serviti nel settore ambientale e 603.180 quelli serviti nel teleriscaldamento. La raccolta differenziata è pari al 42,9%. 

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