Il Festival dei risparmi si consola con Asia: “Ma non c’è declino”

Milani: “Nel 2018 il Torino Film Festival prenderà nuove direzioni”

Asia Argento è stata annunciata ieri come Guest Director


Pubblicato il 15/11/2017
Ultima modifica il 15/11/2017 alle ore 14:22
torino

«Considero Asia Argento una curiosa, interessante e brava regista. Credo che abbia una mano, un occhio e un senso della narrazione estremamente coraggiosi». La direttrice del Torino Film Festival Emanuela Martini non poteva immaginare a marzo, quando contattò l’attrice per chiederle di essere guest director, la tempesta mediatica perfetta sollevata dal caso Weinstein che rende oggi la sua ospite uno dei nomi più calamitanti della scena mondiale. La drammatica denuncia del mostro accende riflettori e interesse sul festival torinese in un anno difficile, per lo meno alla voce budget.  

 

TRECENTO MILA EURO IN MENO  

Nel 2016 i fondi ammontavano a 2.300.000 euro: nel 2017 sono scesi a 2.050.000, il 12,5% in meno. Sarebbero solo numeri ma la domanda per la città è una: come si ripercuotono sul pubblico del Torino Film Festival? Fatto di veri cinefili, appassionato, esigente - e non solo sotto il profilo qualitativo. Un pubblico a cui non importa tanto l’eterna querelle sui film italiani se sono troppo pochi e che quasi inorridisce all’idea di trasformarlo in un festival più mondano, sirena che ogni anno qualcuno attacca. Ai torinesi e ai tanti che vengono da fuori perché apprezzano le scelte indipendenti (e forse non c’è nessun direttore più «indie» di Emanuela Martini) interessa soprattutto potersi sedere in sala e guardarsi un film, due film, dieci film. Il problema per loro è solo uno: evitare code infinite - e riuscire ancora a entrare dopo la paziente attesa e le corse per passare di sala in sala. 

 

 

LEGGI ANCHE Asia Argento guest director al Torino Film Festival  

 

«Migliorare il fluire del pubblico» è l’obiettivo dichiarato dei «risparmi», come li chiama la presidente del Museo del Cinema Laura Milani, che non vuole si parli di «tagli» (la sostanza restano quasi 300 mila euro in meno). Solo che i «risparmi» hanno tolto, oltre a numerosi premi - come il premio Cabiria, andato nel 2015 a Valeria Golino e nel 2016 ad Alba Rorhwacher - anche le sale del Lux con 508 posti in meno. Meno posti e meno code? Sì, se ci sono anche meno film, ma in termini percentuali la riduzione è pressoché identica per entrambi, circa il 20%. E allora è tutto da vedere se il pubblico «fluirà» meglio. Ma pace, le code vogliono anche dire attesa, fibrillazione, e successo. Ma meno posti, meno premi e meno film inducono a un’altra domanda: non temono gli organizzatori che si parli di declino? «Assolutamente no - replica Milani - lavoriamo esattamente all’opposto, il Tff non è in discussione. E il prossimo anno vedremo un festival che avrà nuove direzioni, si metterà a dialogare con altri ambiti». Non svela quali, ma c’è un anno per scoprirlo. Ora bisogna sedersi in sala, spegnere i cellulari e godersi il Tff numero 35: che è sempre un gran bel festival.  

 

LEGGI ANCHE Il Torino Film Festival perde la storica sala del Lux  

home

home

I più letti del giorno

I più letti del giorno