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Editoriali
Articolo tratto dall'edizione in edicola il giorno 15/11/2017.
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Dai grandi ai bambini il torneo occasione di festa

Notti magiche, inseguendo un gol. Degli altri. Ecco la condanna firmata «Estate 2018»: rassegnarsi, flagellandosi, a osservare il tifo altrui. Non è facile da dirsi, figurarsi da farsi: un popolo cazzaro come il nostro è strutturalmente impreparato ad un mondiale senza nazionale. Come lo si vive? Cosa si fa? Si adotta una squadra per sentirsi meno alienati? Quale? La simpatica Islanda, la vicina Svizzera o l’esotica Panama? Come ci si orienta tra esultanze, delusioni, sconfitte e vittorie a noi estranee? Dopo 60 anni di partecipazione costante, sedimentata, scontata, non ne abbiamo le competenze. Non era una opzione contemplata.  

 

Ci manca nel Dna l’istinto di sopravvivenza da eliminazione. Al triplice fischio dell’altra sera milioni di tifosi italiani, più o meno consapevolmente, hanno cliccato all’unisono il tasto rewind nella propria mente, riguardando al rallenti, fotogramma dopo fotogramma, il proprio personalissimo film dei mondiali passati: una pellicola di sensazioni, evocazioni, facce, luoghi, amori… Increduli e incapaci di accettare che, almeno al prossimo giro, nessun frame si sarebbe aggiunto. Basta grigliate con gli amici o immersione solitaria nel divano con birra e ventilatore; basta rincorsa alla ricerca della tv più vicina durante le ferie o appuntamenti in piazza davanti al maxischermo; basta serate passate in riviera romagnola intrufolati tra schiere di tedeschi e russi urlanti o accucciati in un qualche bar di provincia perché, accidenti, l’appuntamento di lavoro è finito tardi e non si riesce a rientrare a casa in orario. Basta - soprattutto - a quell’energia, a quell’entusiasmo omeopatico, a quell’empatico effetto placebo del sedare i problemi di sempre lo spazio di un torneo e - nel nome di una sana retorica - credersi Nazione almeno fino al novantesimo. Chissenefrega, in fondo, della Coppa: quello che mancherà sarà la festa. La gioia del ritrovarsi insieme, per un motivo futile come il pallone, ma proprio per questo semplice, istintivo, immediato.  

 

Ha fatto bene Gigi Buffon a chiedere scusa ai bambini. Ai bambini abbiamo rubato la magia dell’estate pazza: quella in cui per un attimo anche papà, mamma, nonni, zii e vicini tornano piccoli; quella in cui si va alla ricerca di brandelli di stoffa verde, rossa e bianca per colorarsi come il proprio Paese; quella in cui suonano i clacson, gli adulti saltano dalla sedia come dei clown e urlano, imprecano, si abbracciano e si scannano sotto il cielo di un’estate italiana. Sarà un’estate più povera, e non solo per la pioggia di milioni che ci costerà la mancata qualificazione. Sarà un’estate più povera di emozioni, di relazioni, di istantanee da mettere nel cassetto della memoria. Questo è lo sport: l’importante in fondo non è vincere. Sarebbe bastato partecipare.  

 

Federico Taddia
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