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Economia
Articolo tratto dall'edizione in edicola il giorno 15/11/2017.
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Il Pil accelera e sale al top da sei anni

L’Istat: +0,5% fra luglio e settembre, 1,8% su base annua. Gentiloni: “Non dilapidare”

Sul fronte della crescita l’Italia fa un altro balzo in avanti (+1,8% nel terzo trimestre di quest’anno secondo l’Istat) e tutto il governo e tutto il Pd, da Renzi in giù, brindano per il risultato tralasciando le notizie che rimbalzano da Bruxelles e che confermano l’arrivo di una nuova lettera da parte della Ue con altre richieste di chiarimenti sui conti e la conferma che a maggio la Commissione chiederà all’Italia una manovrina da 3,5 miliardi per rispettare gli impegni sul deficit. Ma questa sarà una rogna che dovrà affrontare il prossimo esecutivo, quello in carica festeggia. «La crescita sta accelerando in modo molto significativo ed è un fatto importante per il nostro Paese e per l’Ue» ha affermato il premier Gentiloni. Contento anche il ministro dell’economia Padoan che da Londra, dove è stato impegnato in una serie di incontri con la comunità finanziaria, segnala «che nel 2014 in Italia il Pil procapite cresce più che altrove».  

 

Meglio del Regno Unito  

Le stime preliminari sul prodotto interno diffuse ieri segnalano innanzitutto che la crescita tendenziale che si è registrata tra luglio e settembre è la più alta da 6 anni a questa parte. Bisogna infatti andare al secondo trimestre 2011 per trovare un dato migliore (+2,6%), mentre il dato congiunturale (+0,5% contro il +0,3% precedente) rappresenta la tredicesima variazione positiva consecutiva. In termini tendenziali facciamo meglio del Regno Unito, che sale dell’1,5%, mentre sul piano congiunturale cresciamo come la Francia. Meglio di tutti fanno però gli Usa (+0,7 e +2,2) e soprattutto la Germania, che battendo tutte le stime guadagna lo 0,8% su base trimestrale ed il 2,3% sull’anno. In pratica, segnala Andrea Goldstein, chief economist di Nomisma, «l’Italia sta progressivamente colmando il gap di crescita rispetto al resto d’Europa». 

 

I settori più forti  

A spingere la nostra economia sono soprattutto l’industria (trainata dall’accelerazione del comparto manifatturiero) e i servizi, che per effetto del buon andamento del turismo hanno fornito un contributo rilevante. In calo invece il valore aggiunto del settore agricolo. La crescita, spiegano dalla Direzione ricerche di Intesa Sanpaolo, è venuta sia dalla domanda domestica, sia sul fronte dei consumi che degli investimenti (in particolare in macchinari e in costruzioni), come dal commercio con l’estero. 

 

Obiettivo centrato  

In base a questi dati, con una crescita acquisita che oggi arriva all’1,5%, l’obiettivo fissato dal governo è già raggiunto. Ed anzi tutti gli esperti sono concordi nel dire che a fine anno potremmo toccare agevolmente l’1,6% che corrisponde più del doppio del ritmo di crescita previsto a inizio anno. E così se Gentiloni invita a «non dilapidare i risultati», per il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda «bisogna continuare a insistere sugli investimenti per non perdere l’abbrivio». Avanti di questo passo, secondo Matteo Renzi, «nel 2018 l’Italia raggiungerà la Germania«. «I dati sul Pil – ha scritto nella sua Enews – dimostrano chi aveva ragione. Non si molla, perché l’Italia può diventare la locomotiva d’Europa» .  

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