Congelate le sanzioni per lo smog all’Italia. L’Europa rinvia tutto a dopo le urne

Slitta il deferimento: altri sei mesi di tempo

I limiti giornalieri di particolato Pm10 risultano essere violati regolarmente in trenta zone di numerose regioni, fra cui Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto


Pubblicato il 15/11/2017
Ultima modifica il 15/11/2017 alle ore 07:38

Il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia Ue per le violazione delle norme comunitarie sulle emissioni di polveri sottili Pm10 è rinviato al dopo elezioni. Nel governo c’è chi è convinto che si tratti di un successo, come se lungo la penisola non morissero 250 persone al giorno per la tossicità dell’aria che respiriamo. La Commissione europea, clemente quando si approssima l’apertura delle urne, ha accolto il pressing del ministro Galletti e deciso di congelare il dossier. E’ una cautela apprezzata e apprezzabile che, però, è difficile da accettare sino in fondo quando in gioco ci sono migliaia di vite umane. 

 

È un problema immenso che purtroppo non ammette soluzioni semplici. Esistono faldoni di piani e strategie, molte delle quali anche messe in pratica, eppure si diventa facilmente dei Don Chisciotte a furia di duellare col cambiamento climatico, i riscaldamenti da tarare, l’efficienza energetica da migliorare, il traffico folle delle città, le amministrazioni non sempre bersagliere nel rispondere alle emergenze e pure il pallet, star di fine decennio, pure accusato di effetti tossici. Fatto sta che in Italia il problema dell’aria resta drammatico. L’agenzia Ue dell’ambiente dice che il Belpaese nel 2012 ha registrato 84.400 decessi prematuri per colpa dello smog, su un totale continentale di 491 mila. Dati che al ministero della Sanità invitano a «prendere con le pinze» e in effetti la cautela è d’obbligo. Ma nascondere il problema non serve e non aiuta. 

 

A fine aprile la Commissione Ue ha inviato a Roma una lettera con un parere motivato, seconda fase della procedura di infrazione avviata da tempo. La richiesta era perentoria: adottare «azioni appropriate» per comprimere le emissioni di particolato Pm10. I limiti giornalieri risultano essere violati regolarmente in trenta zone di numerose regioni, fra cui Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. La soglia annuale prevista dalle norme che l’Italia ha contribuito a definire, è superata gravemente soprattutto nella provincia di Torino.  

 

Come impongono le regole dei Ventotto, l’esecutivo Ue ci ha chiesto di presentare un piano di azioni concrete «entro due mesi» (cioè fine giugno). E come insegna la consuetudine ci ha concesso più tempo. Tanto che la delibera sul rinvio alla Corte era attesa per inizio dicembre (quattro mesi in più, visto che agosto non si conta), con un parere tecnico che bocciava nel suo complesso l’Italia, riconosceva l’attività costruttiva di emiliani e piemontesi, lamentava quello che risultavano essere le troppe distrazioni del lombardo-veneto. «Portiamoli a Lussemburgo», era il verdetto scontato che apriva la possibilità che una condanna della massima magistratura Ue desse la stura a multe che potrebbero diventare miliardarie. 

 

Il ministro Galletti, non in solitudine, ha negoziato il rinvio. Ha fatto pressing. A Bruxelles, riferiscono due fonti, hanno deciso di venirgli incontro, perché «non bisogna iniettare nuovi elementi di perturbazione della campagna elettorale». Il governo poteva magari incassare il deferimento e giocarlo contro le regioni a guida leghista; non è successo. Così ora la corsa al voto ha una rogna di meno (davvero?) e abbiamo altri sei mesi per fare quello che non si è fatto in anni e anni, allungabili se la cerca del nuovo premier dovesse andare per le lunghe. O almeno a cominciare a farlo. Intanto, se le statistiche con le pinze sono vere, ci saranno state altre 40 mila vittime che la nuova legislatura potrà commemorare. Uccise dall’aria cattiva. E da chi doveva salvarli ed è stato a guardare. 

 

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