Ancelotti ct e Maldini dirigente. La Figc si affida alla sua storia

Tavecchio chiede al governo del calcio una scelta condivisa. L’ex del Bayern apre, ma vuole capire il nuovo progetto

Esonerato a settembre dal Bayern, Ancelotti è il tecnico italiano più titolato


Pubblicato il 15/11/2017
Ultima modifica il 15/11/2017 alle ore 18:11
roma

Fuori dai Mondiali, il calcio si interroga. O, meglio, si riunisce (questo pomeriggio a Roma) per mettere sul tavolo della Figc qualcosa che assomigli ad una ripartenza. L’ennesima, verrebbe da dire. Di sicuro la più delicata perchè forare sulla via per la Russia ha fatto sobbalzare l’intero paese. «Io devo rispondere al mio mondo. È a loro che chiederò una riflessione...», in sintesi la risposta del numero uno del nostro pallone Carlo Tavecchio alla telefonata del gran capo dello sport azzurro Giovanni Malagò che ne chiedeva le dimissioni. 

 

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L’esonero di Ventura  

Malagò, presidente del Coni, può fare tutto quello che spetta a chi possiede il potere di vigilanza, ma oltre non può andare: la Figc non rischia il commissariamento per il semplice motivo che non se ne intravedono i presupposti giuridici, così la palla avvelenata rimane all’interno di via Allegri, sede del governo dello sport, oggi più ferito. Tavecchio da una parte, i rappresentanti della Lega di C, di quella Dilettanti, dell’Associazione calciatori e di quella degli allenatori più gli arbitri (Lega di A e B sono commissariate) dall’altra: nel mezzo, l’esonero formale di Ventura, il futuro ed il nuovo vertice tecnico della Nazionale. 

Un menù ricco, con due esiti scontati ed uno da decifrare. Scontato è l’addio al ct dello spareggio alla rovescia: a Ventura verrà dato il resto dell’ingaggio, da qui a giugno, circa 600 mila euro. E scontato è il rinnovato appoggio alla linea Tavecchio dell’attuale maggioranza, senza strilli dell’opposizione: con due leghe in regime di commissariamento, troppo rischioso sarebbe un ulteriore salto nel vuoto, così non c’è alcuna aria di ribaltone ad un presidente, comunque, garante della fase piena di turbolenze. Accanto a Tavecchio, d’altronde, si sono schierati anche parte dei grandi club, la Juve in testa. 

 

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Lo sforzo per un big  

Il tema più scivoloso, così, rimane la scelta sul nuovo ct azzurro. «Occorre fare di tutto per arrivare ad un big. Che sia Ancelotti, Mancini, Ranieri o Allegri, è questa la strada...», è la convinzione più diffusa all’interno delle stanze federali. Il big più corteggiato, anche perchè l’unico libero, è Carlo Ancelotti, esonerato dal Bayern Monaco e non insensibile al fascino della panchina della Nazionale. Ancelotti riceverà, presto, una chiamata dalla Figc per un sondaggio sui possibili margini di manovra per aprire una trattativa: all’ex tecnico bavarese interessa capire quelli che saranno i programmi per la rinascita azzurra prima di approfondire ogni altro discorso. 

 

Sull’agenda di Tavecchio anche i nomi di Mancini e Ranieri. Il primo è allo Zenit San Pietroburgo e si libererebbe soltanto a marzo, il secondo a giugno perchè il campionato francese (Ranieri allena il Nantes) termina il mese prima. Come verrebbe gestita l’eventuale fase di transizione se la scelta ricadesse su un tecnico impegnato altrove? Ecco l’ipotesi del traghettatore per le amichevoli di marzo con Inghilterra ed Argentina: un allenatore di passaggio da pescare in ambito della stessa Figc. Sullo sfondo, la figura di Paolo Maldini: si pensa al grande ex capitano dell’Italia per un ruolo di riferimento all’interno della federazione, con l’obiettivo di farlo crescere anche per un futuro passaggio in panchina.  

 

 

 

 

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