Allarmi ignorati, battute e risate: ecco le intercettazioni nella notte del Rigopiano

Un dipendente dell’Ana: «Se dobbiamo liberare la Spa ci andiamo a fare il bagno». Un consigliere regionale: «Qui la gente sta morendo, non vi rendete conto»
ANSA


Pubblicato il 28/11/2017
Ultima modifica il 28/11/2017 alle ore 19:49

Disorganizzazione, bugie, macabra ironia. È impietosa la fotografia della strage di Rigopiano che emerge dalle migliaia di pagine degli atti giudiziari depositati. La tragedia dell’hotel Rigopiano, a Farindola (in provincia di Pescara), arriva il 18 gennaio, con 29 morti e 11 sopravvissuti. Ventitré gli indagati nell’inchiesta, tra cui l’ex prefetto Francesco Provolo. E dalle informative della Squadra mobile, dei carabinieri del Noe e di quelli della Forestale emerge uno spaccato inquietante. 

 

A partire dalla chiara percezione della «sottovalutazione» dell’emergenza. Basta leggere le intercettazioni delle parole pronunciate al telefono dal dipendente dell’Anas, Carmine Ricca, alle 15.35 del 18 gennaio 2017, poco più di un’ora prima che una valanga travolgesse l’Hotel. 

 

«E insomma, mica deve arrivare a Rigopiano? Perchè se dobbiamo liberare la Spa, al limite ci andiamo a fare pure il bagno».  

 

La ricostruzione riguarda il periodo dell’emergenza maltempo in Abruzzo, a partire dal 6 gennaio e fino al 20, due giorni dopo la tragedia di Rigopiano. Gli atti rivelano una situazione di caos totale nell’approccio all’emergenza e nei canali istituzionali, che ha avuto il suo picco dal 17 al 19 gennaio.  

 

LE RISATE AL TELEFONO  

Lasciano di stucco anche le intercettazioni riportate nelle 120 pagine dell’informativa della Squadra mobile di Pescara. Quando Ricca è a colloquio con il responsabile del settore viabilità della Provincia, Paolo D’Incecco, che ride della battuta del suo interlocutore. Anche Ricca ride e aggiunge: «Cioè, ho capito che dobbiamo arrivare fin lì, però insomma è una bella tirata, lo sai meglio di me». I due stanno parlando della possibilità di distaccare una turbina, che ritengono stia operando nel circondario di Penne e incidentalmente fanno dei riferimenti alla situazione dell’Hotel Rigopiano. D’Incecco chiede: «quanto tempo... oggi pomeriggio non si può fare niente?». Ricca risponde che «mò, penso... oggi... la Madonna che c’è qua... eh... mo’ penso no». D’Incecco a quel punto chiede se se ne parli per la mattina seguente e il dipendente dell’Anas conferma che «sì, almeno domattina, anche perchè quello con la turbina fino a mò ha faticato...».  

 

Rigopiano, la prima telefonata al 112 dopo la valanga  

 

 

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“LA GENTE STA MORENDO, NON VI RENDETE CONTO”  

«La gente sta morendo e voi non vi rendete conto». A parlare è il consigliere regionale di Forza Italia, Lorenzo Sospiri, parlando con Claudio Ruffini, a quell’ epoca segretario del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso. Ruffini e D’Alfonso non sono indagati per Rigopiano, ma solo citati in queste conversazioni raccolte nell’ambito un’ altra inchiesta sugli appalti della Regione. Dello stesso tenore della frase di Sospiri, quella di Giuseppina Manente, ufficio stampa della Provincia di Teramo, territorio in piena emergenza in quei giorni. «Qui conteremo i morti x carenza di soccorsi, forse non vi state rendendo conto», scrive in un sms inviato alle 21,45 a Ruffini, delegato da D’Alfonso per seguire tutte le operazioni. Ruolo evidenziato nero su bianco nell’informativa: «Deve essere rimarcato che il presidente Luciano D’Alfonso aveva delegato Claudio Ruffini alla gestione dei mezzi spazzaneve e delle cosiddette “turbine”».  

 

Il volo del drone su quel che resta dell’Hotel Rigopiano  

 

LE CONSIDERAZIONI DELL’INFORMATIVA  

L’informativa, ricostruisce le conversazioni avvenute a livello di dirigenza regionale nelle giornate del 17 e 18 gennaio, fino alle prime ore del 19 gennaio. La data di stesura della relazione è del 7 febbraio, 20 giorni dopo la tragedia. Il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, alle 15,01 del 18 gennaio chiama Ruffini «che non risponde e né richiamerà», rileva l’informativa che nelle considerazioni finali rileva: «Nessun commento è necessario ad evidenziare ulteriormente come Ruffini non abbia né risposto né richiamato il sindaco di Farindola quando questi aveva tentato di contattarlo ben prima della terribile nota slavina».  

 

Di tutto, di più. L’inchiesta della procura di Pescara mette a nudo un mare di contraddizioni e di presunti favori ai politici.  

L’ex prefetto Provolo, è colto in fallo dai carabinieri della Forestale per gli «evidenti contraddizioni nella ricostruzioni dei fatti» a posteriori. In una riunione del 24 gennaio, sei giorni dopo la valanga, «iniziava la riunione elencando tutte le operazioni effettuate dalla Prefettura di Pescara già dal 16: ovvero l’apertura della sala operativa, l’insediamento del centro di coordinamento dei soccorsi e la convocazione del comitato operativo viabilità». Peccato però, come viene evidenziato dai carabinieri della Forestale, quella ricostruzione sia una «circostanza smentita nelle evidenze investigative». 

 

 

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