Il paradosso: diminuisce la violenza ma aumenta il rischio femminicidi

I dati dell’Istat: le giuste rivendicazioni possono portare a reati più efferati

«Non una di meno» Lo scorso 25 novembre a Roma il corteo per la giornata della violenza contro le donne


Pubblicato il 07/12/2017
Ultima modifica il 07/12/2017 alle ore 12:37
roma

La violenza contro le donne è molto estesa, non denunciata e soprattutto impunita. Da noi e in tutti i Paesi del mondo. Ma le donne rompono il silenzio e, non solo come documenta il Time. È in crescita la ricerca di aiuto che si esprime nel nostro Paese presso le strutture sanitarie, i centri anti-violenza, gli sportelli, il numero verde 1522, gli avvocati e la polizia. Le donne reagiscono. E raddoppiano quelle che riconoscono che la violenza subita è un reato.  

 

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La ricerca Istat  

A dirlo sono i dati delle indagini Istat condotte nel 2006 e 2014 che tengono conto di tutta la violenza, sia quella denunciata che non denunciata. Ha contribuito a questa crescita di consapevolezza la rottura del silenzio anche nei media che da anni, grazie anche al ruolo delle donne al loro interno, ne parlano, informano, contribuendo a creare un clima di condanna sociale che fa sentire le donne meno sole. Hanno contribuito le donne che si sono impegnate nella lotta contro la violenza nell’associazionismo e nelle istituzioni.  

 

Ebbene questo sommovimento femminile è alla base della diminuzione della violenza che è avvenuta dal 2006 al 2014. Sì, diminuzione, vi sembrerà strano, perché la percezione è che la violenza sia in aumento. E non solo ora. Sembrava così anche l’anno scorso, e due o tre anni fa. E invece la violenza è diminuita, sia quella fisica, che sessuale, che psicologica; quella da partner, da ex, da altre persone. Cala inesorabilmente per tutte le fasce di età, ma più tra le giovani studentesse.  

 

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Ma attenzione, la violenza diminuisce perché è la parte meno grave a calare. Per esempio, quella psicologica che ancora non si è associata a violenza fisica e sessuale. Oppure le molestie fisiche sessuali e non gli stupri. Potrebbe essere che le giovani, per esempio, proprio per questa crescita di consapevolezza femminile, interrompano la violenza quando ancora non si è trasformata in grave, ai primi controlli del fidanzato sul vestirsi, ai tentativi di limitarne la libertà, prevenendo così l’escalation della violenza che arriva subito dopo. E non solo le giovani. Anche le altre, richiedendo più frequentemente l’aiuto dei servizi, riescono ad interrompere la relazione alle prime avvisaglie, prima che diventi più gravemente violenta. Ma i dati ci dicono anche un’altra cosa. 

 

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I nuovi pericoli  

Da un lato stupri e femminicidi, le forme più gravi di violenza contro le donne, non riescono ad essere intaccati. Dall’altro tutta la parte restante di violenza si aggrava, anzi diventa più efferata. Perché? Perché a fronte della crescita di consapevolezza e di ricerca di libertà femminile, a fronte della rottura del silenzio, per gli uomini legati a una visione di possesso e dominio sulla donna, è a rischio la loro impunità. Non deve quindi meravigliare se reagiscono lasciandosi andare a una violenza ancora più efferata. Hanno paura di dover rendere conto a qualcuno di ciò che prima potevano fare tranquillamente nella loro casa. Ma questo provoca un grande pericolo per le donne. Aumentano le donne con ferite, raddoppiano quelle che dichiarano di aver avuto paura per la loro vita nell’ultimo episodio di violenza. Queste donne potrebbero essere a rischio di femminicidio. È così che la ricerca di libertà femminile agisce in positivo, facendo diminuire la violenza nel complesso. 

 

I nuovi rischi  

Ma la più grave reazione maschile agisce in negativo ed è alla base della maggiore gravità della violenza, su cui attentamente dobbiamo vigilare, perché potrebbe arrivare a tradursi anche in aumento di femminicidi. Attenzione, non sta succedendo, né voglio essere allarmista. Ma sono anche realista, se aumentano le donne a rischio di femminicidio, prima o poi potrebbero aumentare anche i femminicidi. 

 

Cosa fare?  

Serve massima vigilanza, massimo impegno, di tutti gli attori in campo, delle donne in primis. Bisogna continuare a parlarne sui media e meglio, bisogna adottare politiche permanenti al di là dei governi. Bisogna eliminare gli ostacoli che impediscono alle donne di denunciare, e accompagnarle nel percorso di uscita dalla violenza. Bisogna eliminare la vittimizzazione secondaria che avviene nelle aule dei tribunali. Mi direte e dal 2014 al 2017? Non ci sono dati per poter affermare se questa dinamica sta continuando, ci saranno nel 2019. Ma intanto i femminicidi continuano a essere inchiodati. 

 

 

 

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