Spalla lussata: le nuove tecniche di intervento

Marc Marquez


Pubblicato il 21/12/2017

Cosa accomuna il calciatore Giuseppe Rossi, il quattro volte campione italiano di judo Walter Facente o il motociclista Marc Marquez? Campioni sportivi con problemi d’instabilità alla spalla, l’articolazione più mobile del corpo umano e, proprio per la sua struttura anatomica, la più instabile. Le sue lesioni sono spesso di natura traumatica, con una maggiore incidenza tra i giovani, soprattutto sportivi. Se queste non vengono riparate chirurgicamente, il rischio è quello di andare incontro a delle lussazioni ripetute: determinate non più da una caduta o da un evento traumatico acuto, ma dai semplici movimenti quotidiani.  

 

Come «riparare» la spalla in artroscopia  

La lussazione della spalla consiste nella fuoriuscita della testa dell’omero (l’osso del braccio) dalla cavità della scapola. Quando la testa omerale esce dalla sua sede naturale, quasi sempre lacera delle strutture legamentose e capsulari che avvolgono i capi articolari e, in alcuni casi, si verificano anche delle lesioni ai segmenti ossei. In questi casi le strutture capsulo-legamentose possono risultare così danneggiate da non poter ricorrere al semplice intervento di stabilizzazione (intervento di riparazione di Bankart). Come rimediare a questa situazione? Oggi c’è una nuova opportunità, data dal trattamento chirurgico in artroscopia

 

La tecnica è nota come «Asa» e permette di trattare «anche ragazzi molto giovani soprattutto quando il tradizionale intervento di riparazione artroscopica espone a un’elevata percentuale di recidive e la procedura a cielo aperto non risulta indicata - afferma Marco Maiotti, primario dell’unità operativa complessa di medicina e traumatologia dello sport del’azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma -. L’obiettivo è dare la giusta stabilità alla spalla, senza comprometterne la mobilità articolare e senza dover eseguire interventi più complessi che prevedono l’utilizzo di viti o placche di metallo. Accessori che, se mal posizionati, possono determinare gravi complicazioni».  

 

Ma l’«Asa» non è sempre possibile  

Con questo intervento - eseguito attraverso delle piccole incisioni cutanee e in anestesia locale - sono stati già trattati circa 500 pazienti negli ultimi otto anni. La quota complessiva di recidive si attesta intorno al tre per cento. Diversi studi hanno permesso di osservare un buon recupero articolare senza significative limitazioni della rotazione esterna della spalla e con una percentuale di artropatie a medio termine paragonabili agli altri interventi di stabilizzazione. Le controindicazioni emergono quando la tac evidenzia un danno osseo glenoideo importante. In questi casi sono due le opportunità: l’innesto osseo o l’intervento tradizionale a cielo aperto. Dopo l’intervento con la tecnica «Asa», la spalla viene tenuta a riposo con un tutore per quattro settimane, che può essere rimosso per lavarsi e vestirsi, oltre che per muovere il gomito. A seguire la fisioterapia, fondamentale ai fini del recupero dei movimenti articolari. 

Twitter @fabioditodaro  

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