I Gianduja adesso sono due: lo dice il notaio

Nel gruppo storico anche due “Giacomette” di origini straniere: una peruviana e una romena
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La sindaca Chiara Appendino sottoscrive il documento ufficiale


Pubblicato il 13/01/2018
Ultima modifica il 13/01/2018 alle ore 12:17
torino

C’è un nuovo Gianduja in città. Anzi, no, ce ne sono due e stavolta sono entrambi «legittimi» e «legittimati» ad indossare parrucca e giacca e scarpe retrò nelle occasioni ufficiali. Uno è vecchio (di costume) eppure è tornato in auge. Il suo nome è Giovanni Mussotto ha ottanta e rotti anni, ed è una delle figure di riferimento della «Famija Turineisa». L’altro lo hanno nominato ieri. Con bolla notarile, valida anche in tribunale in caso di qualsiasi controversia, applausi - e firma - della sindaca, commozione del diretto interessato, foto di rito, proclami e via elencando. Si chiama Michele Franco, ha 60 anni e nella vita fa l’attore. E chi pensava che il carnevale fosse una roba tutta da ridere vuol dire non era mai stato a Torino. Oppure a Ivrea che, guarda caso, è legatissima alle tradizioni subalpine, e ha schierato i suoi maggiorenti e il novello generale - che ha ricevuto spada e feluca il giorno dell’Epifania - alla lettura del documento del notaio. 

Due Gianduja comportano anche due compagne per i «gemelli di Torino». Non tremate ci sono anche quelle, e hanno entrambe un bel curriculum per quel che riguarda la carriera con indosso il costume. Quella che affianca Mussotto si chiama Anna Capecci; l’altra, per capirci quella che accompagnerà Franco, è Tina Scavuzzo.  

 

 

LA RISPOSTA  

Ora uno potrebbe domandarsi perché due di tutto. E la risposta sta nel fatto che la signora Daniela Piazza, anima della «Famija Turineisa», associazione che custodisce le tradizioni locali, negli ultimi mesi ha messo su un ambaradan mica da poco. Con un duplice obiettivo: salvare quel che resta del gruppo storico degli amici-concorrenti della Associassion Piemonteisa, che ha cessato ogni attività dopo a morte dell’anima storica e fondatore del gruppo, Andrea Flamini e l’altro è bloccare eventuali pretendenti allo scettro di maschera ufficiale di Torino. Il risultato sono due Gianduja con bolla notarile. «Per essere più presenti in città» dice la Piazza. «Andare in due posti contemporaneamente nei momenti delle manifestazioni». Lasciando alla finestra - ma non c’è da giurarci - il terzo incomodo, l’uomo che qualche mese fa si era proposto mostrando un curriculum di esperto - storico - studioso della maschera di Torino. Insomma, la signora Daniela Piazza ha smontato le polemiche. E visto che il carnevale è più vicino di quel che si pensa ha ufficializzato il tutto e dato il via alle danze Perché Daniela Piazza è così: è una che non lascia nulla al caso e le polemiche della scorso anno non le aveva digerite molto bene.  

 

IL VERO GIANDUJA  

Ma chi è il vero Gianduja, a questo punto? «Entrambi» dice lei spiegando che ciò che conta sono «i valori che incarna, è il modo di trasmetterli, è il seguire una tradizione che s’incardina nella notte dei tempi torinesi». La faccia poco conta, a questo punto. «Perché in una grande città ci sono tante cose da fare e uno da solo non può riuscirci». Applausi. Strette di mano. Altre foto. Discorsi. E figuranti. 

Ecco, ed è qui che la tradizione del Gianduja si scontra la modernità O forse si fonde, con una certa lungimiranza. Per dire: nel gruppo delle «Giacomette», le maschere femminili in costumi d’epoca, da quest’anno ci sono due new-entry mica da poco. Sono una signora di origini romene che si chiama Irene Tartaru, e che è nata 47 anni fa a Bacau. L’altra è una ragazza di origini peruviane, e che di anni ne ha soltanto 17: Aisa.  

Ecco, la modernità che si incontra con la traduzione. Che legittima i due Gianduja. Ecco, se per caso cercate una maschera che parli della Torino sette/ottocentesca, non dovete cercarla qui. Perché da queste parti adesso si guarda avanti. 

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