Santoro: “Ritorno in via Verdi, ma Torino deve decidere quale strada prendere”

Ogni giovedì va in onda «M» dagli studi Rai di Torino


Pubblicato il 13/01/2018
Ultima modifica il 13/01/2018 alle ore 16:53
torino

Giovedì, alle cinque della sera, quando nell’arena dello Studio Tv1 di via Verdi appariva a tutto campo il viso di Maria Elena Boschi, il conduttore Michele Santoro, stava ancora lavorando alla trasmissione, nella sua stanza dell’hotel di piazza Carlina. La prima puntata di «M» è andata in onda due sere fa su Rai3, evento che ha riportato il giornalista tv, dopo 22 anni, di nuovo su questa rete. Il varo della nuova trasmissione è filato via senza intoppi. I tecnici delle luci hanno illuminato a giorno il tappeto di sampietrini che spiccava sul bianco totale dello studio, e a vederlo così vuoto lo studio sembrava un quadro di Fontana: bianco totale squarciato da una fila di cubetti in pietra dall’aria secolare. «Il progetto è di Gaetano Castelli e qui è stato realizzato da Alessandro Carletto» spiegava il capostruttura dell’informazione di Rai3 Franco Argenziano che lavora con Santoro dai tempi di «Samarcanda». Per poi aggiungere che Roberto Saviano, autore di un monologo ogni settimana, ha voluto toccare con le sue mani le pareti, credendo fossero sassi veri.  

 

In studio una novantina di seggiolini, due file per lato destinati solo a giovani e studenti provenienti da tutta Italia. Sul soffitto una serie di riflettori che sembra Broadway: l’arredamentro è scarno, e si giocherà tutto con le luci. La puntata del debutto ha scandagliato il mare procelloso delle banche, quella di giovedì prossimo parlerà di «ius soli» (all’inizio si pensava al tema della sicurezza con la partecipazione in studio del ministro Minniti), la terza si occuperà di Roma Capitale, la quarta di tasse. I temi caldi, insomma. Santoro alloggerà sempre in piazza Carlina, arrivando due giorni prima in città: «É piacevole stare qui - ha spiegato poco prima della diretta - anche se rispetto a qualche anno fa non si respira lo stesso clima di effervescenza, quello che era legato ai grandi eventi come quello olimpico». E ha aggiunto: «Oggi è come se la città fosse in uno stato di attesa, attesa di capire quale nuova strada imboccare». 

 

Santoro non ha voluto buttarla in politica, «non mi trascini in polemiche contro la nuova amministrazione Appendino - ha detto - penso solo che dovrà affrontare un ripensamento totale della città». Sempre parlando di Torino siè detto magnificato dagli studi Lumiq: «É un’autentica Cinecittà del Nord. Una struttura che va sfruttata al meglio delle sue potenzialità che sono enormi, io ne sono rimasto affascinato è un piacere lavorarci dentro». Due giorni fa, prima del debutto, l’atmosfera era davvero elettrica, ci si preoccupava anche della possibilità che si arrabbiasse Mannoni, il conduttore di «Linea Notte» come fa abitualmente contro il vezzo di sforare di Bianca Berlinguer con il suo «Carta Bianca». D’altronde - come faceva notare Franco Argenziano, «nella prima punta ci sta che i tempi non vengano rispettati». E infatti si è «sforato» di una buona mezz’ora.  

 

«M» durerà quattro puntate, ma secondo l’ideatore di «Samarcanda» l’importante è che l’esperimento venga fatto nella sede Rai di Torino che di innovazione se ne intende. C’era molto movimento, giovedì sera, in via Verdi. E con nuove produzioni come «Amore criminale», «Ulisse», «Voyager» e «Nessun dorma» si capisce che il 2018 sarò un anno a telecamere accese. 

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