La baby gang: “Vuoi vedere che adesso ti ammazziamo?”

Un 24enne picchiato fino a svenire: finisce in ospedale con 30 giorni di prognosi
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Pubblicato il 18/01/2018
Ultima modifica il 18/01/2018 alle ore 19:08
collegno

Ha lasciato l’ospedale di Rivoli l’altra mattina. Protetto da un busto che dovrà tenere ancora per un mese: poi si vedrà se sarà necessario o meno un intervento chirurgico. Max, 24 anni, è arrivato al pronto soccorso nella notte tra venerdì e sabato. L’ambulanza è andato a prenderlo a Collegno, dove è stato trovato a terra, in stato di semi-coscienza. Ha il naso e lo zigomo fratturati, ma a preoccupare i medici è la lesione a una vertebra, con un frammento di osso che minaccia di lesionare il midollo. 

 

 

«E poteva anche andargli peggio. Perché se mio fratello si è salvato è proprio perché chi l’ha ridotto così era convinto che fosse morto» dice Valentina, la sorella maggiore, che si è decisa a raccontare la sua storia dopo aver letto sui giornali gli altri casi di aggressioni riconducibili a baby gang. «Lui ancora adesso non ne avrebbe la forza. È sconvolto per quello che gli hanno fatto. Ha sporto denuncia ai carabinieri, certo, ma superare un trauma come questo probabilmente dovrà rivolgersi a uno psicologo». Era l’una e mezza quando Max e un suo amico sono arrivati in piazza della Repubblica, nel centro di Collegno. Il loro obiettivo era il distributore automatico delle sigarette. Hanno percorso a piedi il viale alberato, accanto al parco. Lì c’erano diversi ragazzini. Italiani, non meno di dieci, alcuni anche giovanissimi. 

 

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«Hanno iniziato ad insultarli senza un motivo apparente. E dopo un po’ mio fratello non ha resistito e si è lasciato sfuggire il classico «ma che cazzo volete?». Il gruppo non l’ha presa bene. Quattro o cinque di loro hanno iniziato a seguirli. L’amico di Max è stato più svelto a scappare e ha continuato a osservare la scena da lontano, immobilizzato dalla paura. Il ventiquattrenne, invece, ha commesso un altro errore: a un tratto si è fermato e si è voltato. I primi pugni in faccia lo hanno steso. Qui, a terra, è stato preso a calci fino a quando non ha perso i sensi. «L’amico ha sentito a un certo punto qualcuno gridare. Diceva: andiamocene che questo è morto davvero». Nel gruppo ci dovevano essere anche dei maggiorenni, visto che tutti sono corsi verso due auto e sono scappati via veloci. 

 

 

A CACCIA DI INDIZI  

Adesso i carabinieri stanno cercando tracce e indizi per risalire all’identità di quei ragazzi. E un aiuto, anche questa volta, potrebbe arrivare dalle telecamere presenti in zona come nelle strade vicine. Sembra invece che l’impianto di video-sorveglianza della tabaccheria, dove i due giovani volevano comprare le sigarette, non abbia registrato nulla di utile. «Ho chiesto io stessa al tabaccaio - conferma Valentina - Mi ha detto che sono puntate dritte sull’ingresso e sul distributore: basta spostarsi di poco e si esce dal campo della telecamera». In ogni caso la banda potrebbe essere composta da ragazzini che abitano in paese. Max e il suo amico hanno raccontato di non averli riconosciuti, ma l’aggressione è avvenuta in maniera del tutto accidentale, senza la volontà di derubare la vittima. È probabile, quindi, che si tratti di frequentatori abituali dei giardini di piazza della Repubblica. 

 

Un luogo pericoloso? Valentina scuote la testa. «Non ricordo che sia mai successa una roba del genere da queste parti, per lo meno con conseguenze tanto gravi. Anche io ero in zona, quella sera. Mi sono allontanata pochi minuti prima che mio fratello venisse colpito. Spero solo che queste persone vengano prese al più presto: potrebbero fare del male ad altri. Chi conosce Max sa che è un ragazzone gentile con tutti, non farebbe del male a una mosca».  

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