Al Teatro Alfieri il recital di Neri Marcorè

Presenta “Quello che non ho”, recital tra Pasolini e De André dedicato ai nostri anni

Neri Marcorè stasera presenta il suo recital «Quello che non ho» al Teatro Alfieri


Pubblicato il 18/01/2018
asti

Le canzoni di Fabrizio De André e le parole di Pier Paolo Pasolini s’intrecciano sul palco nel teatro canzone di Neri Marcorè: prendendo in prestito un titolo di Faber, «Quello che non ho» è lo spettacolo in scena stasera (giovedì 18 gennaio 2018) alle 21 all’Alfieri.  

Prodotto dal Teatro dell’Archivolto di Genova e firmato da Giorgio Gallione (drammaturgia e regia), non è solo un omaggio a Pasolini e De André: portando in scena il sentimento di indignazione civile del primo e le «anime salve» del secondo, lo spettacolo è un coinvolgente affresco teatrale e musicale, che s’interroga sulla nostra epoca. Sul palco Marcorè recita e canta: artista versatile e di talento, nelle ultime stagioni ha già frequentato con successo il teatro musicale, esplorando artisti come Gaber e i Beatles. Con «Quello che non ho» lo spettatore si trova di fronte un reinventato esempio di teatro canzone, sostenuto e arricchito in scena da tre chitarristi e cantanti: Giua, Pietro Guarracino, Vieri Sturlini. Con gli arrangiamenti di Paolo Silvestri, i musicisti riportano sul palco le canzoni di Faber scritte con Massimo Bubola, Ivano Fossati, Mauro Pagani e Francesco De Gregori. Collaborazione alla drammaturgia di Giulio Costa, scene e costumi di Guido Fiorato, luci di Aldo Mantovani. 

 

Binomio di parole e note  

«Quello che non ho» è un viaggio che parte dall’ispirazione legata a due giganti del passato per costruire una visione dell’oggi. Attraverso il teatro-canzone lo spettacolo s’interroga sulla nostra epoca, in precario equilibrio tra ansia del presente e speranza nel futuro. Il recital nasce da una domanda: come può un artista raccontare il proprio tempo a chi non lo ha vissuto? Ispirandosi liberamente al film «La rabbia» di Pasolini, Gallione firma questo quadro che ha definito «un tempo nel tempo», per fotografare una società sull’orlo di una crisi di nervi, proiettata verso il futuro ma con i piedi su un suolo antico. Lo fa raccontando storie emblematiche, anche in chiave satirica, che mettono a nudo le contraddizioni della società globalizzata dove, come diceva Pasolini nel documentario «La rabbia», continua a esserci sviluppo senza progresso.  

In questo tessuto narrativo, basato su episodi di cronaca internazionale, si incrociano le canzoni di Fabrizio De André, come «Smisurata preghiera», «Khorakhanè» o «Don Raffaè»: poesie in musica che passano dalle ribellioni alla visionarietà delle «anime salve» e dei «non allineati». Idealmente dallo spettacolo emerge un dialogo, etico e politico, tra le narrazioni dell’Italia e del mondo lasciate in eredità da due artisti lontani tra loro ma spesso in assonanza: «Ci serviamo di storie emblematiche, quasi parabole del presente che raccontano anche in forma satirica nuove utopie, inciampi grotteschi e civile indignazione – dice il regista - Storie di sfruttamento dell’uomo e dell’ambiente, di esclusione, di ribellione, di guerra, di illegalità, rilette con un filtro grottesco, ghignante e aristofanesco». 

 

Teatro Alfieri  

via al Teatro  

stasera alle 21  

Ultimi posti disponibili in loggione, 20 euro (info: 0141/399057)  

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