Elezioni: 98 simboli, prevale la personalizzazione

Chiusi alle 16 al Viminale i termini per consegnare i contrassegni politici in vista del voto
ANSA


Pubblicato il 21/01/2018
Ultima modifica il 21/01/2018 alle ore 22:19

Si comincia con il «Maie», si finisce con «l’Italia dei Diritti»: in mezzo i partiti maggiori, quelli alla ricerca di affermazione, le liste locali e localissime, quelle per gli italiani all’estero, i progetti sorprendenti, le vecchie conoscenze dell’araldica politica. Sono 98 i movimenti che da venerdì alle 8 fino a questo pomeriggio alle 16 hanno depositato al Viminale i simboli per partecipare il prossimo 4 marzo alle Politiche. Inizia ora l’attività istruttoria del Viminale per le integrazioni che possono venir richieste nelle prossime 48 ore. Alla fine si saprà dunque chi è stato ammesso e chi ricusato, e potranno partire gli eventuali ricorsi. 

I partiti “promossi” dovranno presentare, il 28 e 29 gennaio, la lista dei candidati nei tribunali e nelle Corti d’appello dei capoluoghi. 

 

Alla fine, i “big” ci sono tutti, concentrati per lo più nelle prime ore o nelle ultime della tre-giorni: venerdì mattina presto il M5s (con la triade Grillo-Di Maio-Casaleggio) e la Lega con Roberto Calderoli, oggi pomeriggio - quasi in chiusura e contemporaneamente - i funzionari del Pd e di FdI col dirigente Marco Marsilio. In mezzo ci sono «Potere al Popolo», in salita nei sondaggi, «Insieme», il Svp, «Liberi e Uguali», «Energie per l’Italia», +Europa di Emma Bonino e «Civica Popolare» di Beatrice Lorenzin. E poi «Noi con l’Italia», la destra radicale di Casapound e «Italia agli Italiani».  

 

C’è naturalmente Forza Italia, e per gli italiani all’estero è stato depositato un simbolo di coalizione con i nomi di Salvini, Berlusconi e Meloni. Ha fatto storcere qualche naso l’ apparizione, per la circoscrizione Lazio del Senato, della lista di Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice irremovibilmente candidato alla Regione che sta mandando in tilt il centrodestra. Anche Vittorio Sgarbi c’è, col suo «Rinascimento», mentre Irene Pivetti propone «Italia Madre»; «Lista del Popolo per la Costituzione» è la formazione di Antonio Ingroia. Ampi i capitoli local (con leoni della Serenissima, quattro mori, cartine del Meridione) e global (`Free flights to Italy´, `Ameritalia´). 

 

Per il resto, scorrere le bacheche ormai complete del Viminale è una sorta di viaggio nella storia e nella fantasia del Paese: sigle e loghi che vengono dal passato lontano, come lo scudo crociato («Noi siamo la Dc storica»), il Psdi o il Pli, o più recente («La Margherita», ma senza alcuna indicazione di circoscrizione probabilmente solo per blindare definitivamente il simbolo), le falci e martello del Partito comunista e della Sinistra rivoluzionaria, le fiamme delle Destre unite, del `Movimento sociale italiano´ e del «Movimento sociale», i garofani del Nuovo Psi e della Uils. E poi le vecchie conoscenze della burocrazia elettorale, come il «Sacro Romano Impero Cattolico» o spunti dal mercato del lavoro (il «Popolo delle partite Iva», «Disoccupati e precari») o ancora battaglie senza tempo («Partito delle buone maniere») e prese di posizioni nette («Recupero maltolto»).  

 

C’è perfino un simil-Robin Hood che dal logo del «Fronte verde» scocca frecce contro i nemici della Natura. Se poi il primo giorno ha suscitato curiosità «W la fisica» (con un programma ultrascientista rivolto ai cervelli in fuga in Europa), oggi a tenere banco è stata la solo apparentemente incongrua alleanza tra la lista «No riforma forense» e i «Poeti d’azione»: «Diamo forza all’arte, alla cultura e al diritto - spiegano i rappresentanti - siamo la terza coalizione che vuole guidare il Paese». 

 

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