Accusato di due violenze sessuali, un tassista abusivo “incastrato” da un cuore

Un grosso peluche rosso di stoffa appeso sullo specchietto retrovisore nell’abitacolo
ANSA


Pubblicato il 22/01/2018
Ultima modifica il 22/01/2018 alle ore 17:17
milano

Le caricava in auto all’uscita della discoteca “Old Fashion”, tra le 4 e le 5 del mattino, per poi violentarle in auto, per strada. Un tassista abusivo trentenne, albanese di origine ma regolarmente residente a Milano, è stato arrestato dagli uomini della squadra mobile. Due gli episodi contestati: uno recente, dell’11 novembre scorso, e l’altro del 24 luglio 2016. Ma il timore è che non siano gli unici, e che possa trattarsi di uno stupratore seriale, perché le modalità adottate con entrambe le vittime, due ragazze tra i 20 e i 25 anni, a distanza di oltre un anno, sono identiche. A incastrarlo il cuore rosso di stoffa, appeso allo specchietto retrovisore della sua auto, una Grande Punto, ripreso in un video girato dalla seconda vittima. 

 

 

Le complicate indagini, coordinate dal sostituto procuratore Gianluca Prisco e dell’aggiunto Maria Letizia Mannella, sono partite proprio da questo particolare, che ha permesso agli investigatori di individuare l’auto dell’indagato quando, il 12 novembre, la seconda vittima ha presentato denuncia. Di quello che era accaduto la notte precedente ricordava poco: sapeva solo di essere stata violentata in questo taxi abusivo, dove si era addormentata a causa della stanchezza e dell’alcol che aveva bevuto durante la serata. Modalità che hanno fatto pensare a un altro caso, molto simile, risalente al luglio di due anni fa. In tutte e due le aggressioni, infatti, l’uomo aveva approfittato dello stato di semicoscienza delle ragazze, che avevano bevuto molto ed erano stanche, accostando in una strada laterale e abusando di loro. Le indagini, all’epoca, non avevano portato a nulla. Ma il fascicolo archiviato è stato riaperto dagli investigatori. 

 

Entrambe le ragazze hanno riconosciuto, in foto, il volto dell’aguzzino. L’ulteriore conferma è arrivata dalla comparazione del dna che, in entrambi i casi, era stato immediatamente raccolto e analizzato. L’uomo, di professione pizzaiolo in un ristorante di famiglia, è stato arrestato giovedì su ordinanza di custodia cautelare del gip Giovanna Campanile e, nei prossimi giorni, sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia. 

 

 

 

 

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