Sms spinti alla tredicenne su WeChat, operaio denunciato per adescamento

L’uomo di 47 anni aveva contattato la ragazzina sulla piattaforma cinese
AP/LAPRESSE

La ragazzina ha segnalato l’episodio ai genitori


Pubblicato il 04/02/2018
Ultima modifica il 05/02/2018 alle ore 11:53
NOVARA

All’inizio erano domande e affermazioni molto vaghe: «Come stai?», «Oggi per me è stata una brutta giornata». Poi, col passare del tempo e mano a mano che si rafforzava la conoscenza, la discussione sulla chat veniva portata su certi argomenti in particolare, amore, sesso, droghe. «Hai mai fatto sesso?», chiedeva l’uomo. «No», la risposta della ragazzina.  

«Non ci credo» ribatteva lui, che rincarava la dose. Nei giorni in cui in provincia di Novara è ripartita «Una vita da social», campagna della polizia postale contro le insidie della rete, viene alla luce un’altra storia di adescamento di minorenne per il quale i carabinieri hanno denunciato Giuseppe N. P., 47 anni, operaio domiciliato nel Milanese dipendente di una ditta di San Pietro Mosezzo.  

 

Agganciata con una app  

Nei suoi viaggi per venire al lavoro cercava approcci con ragazzine (ma anche con maggiorenni, come dimostrano le indagini e le immagini sequestrate sul suo pc e sul telefonino) che venivano contattate su «WeChat», applicazione per scambi di messaggi, foto, video sviluppata in Cina, molto simile a «WhatsApp». Dispone anche della funzionalità «Agita»: si possono rintracciare e contattare le persone che nelle vicinanze stanno usando la stessa app. 

È così che «pippo0412», username ricondotto al quarantasettenne, aveva visto una studentessa tredicenne residente in un paese della provincia di Novara. Fra i due gli scambi di messaggi sono andati avanti per un certo periodo di tempo fino a quando la ragazzina ha riferito al padre di essere molestata via telefono dall’uomo. Da qui la corsa ai carabinieri. Durante gli accertamenti i militari hanno recuperato le schermate delle conversazioni. È emerso che «pippo0412» sapeva benissimo di parlare con una minorenne, tant’è in qualche caso manifesta la sua paura di essere scoperto.  

 

L’intervento dei genitori  

A lei chiedeva insistentemente foto del viso. Molto probabilmente la ragazzina, nel riferire i fatti ai familiari, ha anche cercato di ridimensionare il tenore delle conversazioni, cancellando qualche particolare o evitando di raccontare dettagli, forse per vergogna. I messaggi dell’uomo, poi recuperati, erano invece particolarmente allusivi. Nulla ne sapevano i genitori della giovane. Agli ultimi messaggi mandati dall’operaio, come non era arrivata più alcuna risposta. «C6?» continuava a ripetere. Ma il padre della studentessa si era già rivolto alle forze dell’ordine. E «pippo0412» qualche tempo dopo, ha saputo di essere indagato per adescamento di minore. 

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