Ecco il dossier per Torino 2026: nuovi villaggi e impianti rifatti

Piano da 975 milioni: 400 per collegare i siti di gara al rilancio del territorio

Gli autori del dossier hanno ipotizzato un costo di 20/30 milioni per rifare la struttura ma studiano un’eventuale copertura con tetto solare per produrre energia per la valle


Pubblicato il 11/02/2018
Ultima modifica il 11/02/2018 alle ore 10:03
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Per mettere a punto in modo definitivo il dossier della candidatura di Torino 2026 con l’analisi dettagliata dei costi, impianto per impianto, ci vorranno ancora un paio di settimane e, in ogni caso, sarà presentato dopo il 4 marzo, ad urne chiuse. A grandi linee, però, è possibile ricostruire il contenuto di quelle carte a cui stanno lavorando la Camera di Commercio di Torino, alcune amministrazioni delle Valli olimpiche a partire da Sauze di Cesana, e l’Agenzia di Torino 2006, guidata da Mimmo Arcidiacono che oltre ad occuparsi della chiusura dei contenziosi ancora aperti da 12 anni, per altro con significativi risultati in termini di risparmio, ha messo mano al database progettuale per aggiornarlo alle nuove esigenze. Secondo il sindaco di Sauze di Cesana, Maurizio Beria: «Il Cio vuole un progetto sostenibile, economico e che lasci una eredità». E il dossier è stato costruito seguendo queste indicazioni ipotizzando un costo complessivo di 975 milioni.  

 

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REVAMPING E RIUSO  

Il punto di forza e di partenza del progetto è la riqualificazione delle strutture esistenti per renderle di nuovo adeguate ad ospitare gare internazionali di alto livello. Rientrano in questa parte del programma anche gli interventi di manutenzione straordinaria delle infrastrutture viarie per raggiungere i siti di gara montani da Torino. Va detto che non si partirebbe da zero visto che il «tesoretto» risparmiato da Agenzia 2006 è stato utilizzato, e sarà usato in futuro, per la riqualificazione anche energetica di molti impianti. Secondo i tecnici l’insieme di questi interventi potrebbe avere un costo di 250 milioni.  

 

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E in questa cifra dovrebbero rientrare anche i costi per utilizzare gli impianti dati in concessione e che adesso vengono usati per altri eventi come ad esempio il Pala Alpitour gestito da Parcolimpico. Uno dei costi maggiori dovrebbe essere sostenuto per il ripristino della pista del Bob di Cesana Pariol. Costo ipotizzato per renderlo operativo, ma senza ammoniaca, tra i 20 e i 30 milioni ma chi sta curando il dossier lega questo intervento ad un altro capitolo, quello dell’eredità olimpica cioè l’utilizzo degli impianti per lo sviluppo del territorio.  

 

LE OPERE PER L’EREDITA’  

Si spiega così perchè il gruppo di lavoro ha ipotizzato un intervento sul bob più complesso che prevede una possibile copertura leggera di tutta la struttura con l’installazione di pannelli solari che durante i giochi potranno alimentare l’impianto di raffreddamento del sito e nel periodo successivo potranno fornire energia elettrica ai Comuni del comprensorio. Nel dossier è previsto anche il riutilizzo dei trampolini di salto di Pragelato e anche in questo caso si starebbe studiando interventi per integrali con il rinnovamento delle piste da fondo. E interventi analoghi dovrebbero essere realizzati anche in città dove il revampig dell’Oval, ad esempio, dovrebbe essere accompagnato da interventi per la valorizzazione di un uso congressuale di quella struttura ammesso, e non concesso, che i nuovi proprietari siano interessati all’operazione e quali siano le loro eventuali richieste economiche. Un pacchetto di opere da circa 400 milioni.  

 

LE CASE DA ATLETI A STUDENTI  

In questo caso non è possibile ipotizzare il riuso delle strutture che nel 2006 hanno ospitato gli atleti e le delegazioni nazionali. In montagna servono per ospitare i turisti invernali e a Torino buona parte delle palazzine sono state destinate ad altri usi e un pezzo dell’ex Moi è diventato uno spazio dove vivono centinaia di migranti. Dunque sarà necessario costruirli ex novo. Costo stimato 400 milioni, il 30% dovrebbero essere messi a disposizione dai privati come è successo nel 2006. Anche in questo caso le nuove costruzioni si intrecciano con il tema dell’eredità e nello specifico si ipotizza il loro utilizzo post-olimpico come residenze universitarie e alloggi popolari.  

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