Bullismo, rumore e code: i servizi del Comune si affidano a sensori e dati

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L’anagrafe centrale: oltre ai robot l’idea è sperimentare anche i sensori di rumore, le prenotazioni
di tutti i servizi, la dotazione di personale sulla base delle domande effettive


Pubblicato il 13/02/2018
Ultima modifica il 13/02/2018 alle ore 07:37
torino

Un algoritmo calcolerà l’«indice di vivibilità» dei quartieri torinesi. Mescolerà dati come quanti alberi ci sono per abitante, di quali servizi come gli asili può disporre, in quali negozi può fare la spesa. L’«indice» servirà al Comune per intervenire dove è necessario: non lo deciderà questo o quel dirigente, ma lo decideranno i numeri.  

Non ci sono solo i due robot «assunti» dal Comune che, presto, accoglieranno gli utenti dell’anagrafe centrale interagendo con loro, parlando e muovendosi autonomamente. Ci sono anche i sensori, con cui il Comune intende tappezzare la città, e i dati che questi raccolgono a rivoluzionare le politiche cittadine.  

 

IL SENSORE  

Un esempio? Sempre alle anagrafi, il Comune sta pensando di introdurre un «sensore di rumore»: il chiasso viene tracciato e si visualizza su uno schermo. Chi è nella stanza si accorge quando i decibel salgono, e abbassa per reazione automatica la voce. «Il progetto è già stato testato alla scuola D’Azeglio, sotto la Gran Madre, in collaborazione con il Politecnico», spiega Paola Pisano, assessora all’innovazione del Comune. «I dati che ora possiamo conoscere cambieranno il modo di governare: ogni decisione andrà presa sulla base dei dati». Un altro esempio è quello del bullismo. «L’anno scorso ci sono stati segnalati “solo” ventitrè episodi di bullismo in città, ma abbiamo incrociato i dati con le “inadempienze” scolastiche, che invece erano 244. E abbiamo scoperto che dietro spesso c’erano storie di bullismo». 

 

L’ORGANIGRAMMA  

Pisano spiega che, per stare al passo dei «dati», anche l’organigramma del Comune è stato stravolto, «con un rappresentante di ogni settore della macchina comunale entrato all’interno del team che si occupa dei dati». Poi l’innovazione passerà dai dipendenti: intanto nel 2018 è entrata a regime lo smartworking, fino a tre giorni di lavoro da casa al mese per chi ne fa richiesta. «Poi organizzeremo corsi ad esempio sul blockchain», la tecnologia nata dai Bitcoin. Il Comune è partito dal piano più elementare: ha sostituito quattromila pc, quelli ormai datati, vecchi anche di 10 anni (e questo, insieme al rumore, era un problema lamentato dai dipendenti). Per ottenere i dati, «abbiamo deciso che ogni nuovo arredo urbano, dai pullman ai pali della luce, alle nuove biciclette senza stazioni, dovranno registrare dati su utenti, infrastrutture, qualità dell’aria», spiega Pisano. 

 

IL CERVELLONE  

Adesso può sembrare impossibile, ma un «cervellone» che analizza i dati potrà dire quante persone andranno in quell’ufficio, alla tal ora, per fare quali pratiche. E, di conseguenza, permetterà di azzerare le odiate code. Ad esempio ad oggi sappiamo che all’anagrafe centrale, agli sportelli si presentano ogni giorno circa 300 persone, con un tempo medio di attesa di circa 30 minuti negli spazi comuni, il servizio più richiesto è il cambio di residenza. Sapendo nei dettagli la richiesta, in teoria il Comune può dare risposte mirate: se adesso solo alcuni servizi anagrafici si fanno su prenotazione, l’idea di Palazzo Civico è che tutti lo diventino. Efficienza, risposte immediate, niente sprechi: sembra fantascienza. Anche a giudicare da come l’anagrafe si sta ingolfando dopo l’introduzione della carta d’identità elettronica. Non bastavano le code: adesso c’è persino la lista d’attesa, fino a 2 mesi per un documento. «Sento che dobbiamo chiedere scusa per i disservizi - dice Pisano - ma presto velocizzeremo le pratiche e smaltiremo gli arretrati. Quando arriva una novità ci va un po’ di tempo». 

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