Successi, lotte e passi falsi del colosso nato nelle aule di Oxford

Le ultime rivelazioni provengono da una ex dipendente, Helen Evans, che ha parlato di casi di «sesso in cambio di aiuti umanitari»
REUTERS


Pubblicato il 14/02/2018
londra

È bufera su Oxfam: mentre si allarga lo scandalo sugli abusi sessuali (è la «punta dell’iceberg», accusa l’ex ministro britannico per lo Sviluppo Internazionale), il presidente di Oxfam International finisce in manette per un caso di sospetta corruzione in Guatemala. Episodi non legati tra di loro, ma che danno il senso della crisi in una delle organizzazioni umanitarie più grandi e rispettate a mondo.  

 

Juan Alberto Fuentes Knight, presidente di Oxfam International dal 2015 ed ex ministro dell’Economia nel governo guatemalteco, è stato arrestato insieme all’ex presidente del Paese, Álvaro Colom, nell’ambito di un’inchiesta sull’appropriazione di fondi pubblici destinati a progetti di infrastrutture. Da Londra, Oxfam International ha fatto sapere che Fuentes Knight «ha assicurato di aver pienamente collaborato con le indagini e si dice certo di non aver trasgredito consapevolmente a regole o procedure». Ma la notizia ha messo ulteriormente in imbarazzo Oxfam, ed è immediatamente rimbalzata nel Regno, dove lo scandalo non accenna a fermarsi. Anzi. Rischia di toccare anche l’amministratore delegato (era o meno a conoscenza dei presunti abusi?) e mette a rischio 32 milioni di sterline in finanziamenti pubblici.  

 

 

Le ultime rivelazioni provengono da una ex dipendente, Helen Evans, che ha parlato di casi di «sesso in cambio di aiuti umanitari». Ha denunciato tra gli altri un presunto caso di stupro di un’operatrice umanitaria da parte di un collega nel Sudan del Sud, e un’aggressione ad una giovane volontaria da parte di un commesso in uno dei tanti negozi di beneficenza nel Regno Unito. La Evans è stata a capo del dipartimento che gestisce presunti casi di abusi e comportamenti impropri dei dipendenti dal 2012 al 2015. «Chi era ai vertici e conosceva il problema non ha agito», accusa in un’intervista a Channel 4. E punta il dito verso l’ad Mark Goldring, accusato di aver cancellato una riunione da lei richiesta per discutere casi di molestie. Per ora Goldring resiste, e promette di «ricostruire la fiducia perduta», ma la testa della sua vice, Penny Lawrence, è già caduta. 

 

Lo scandalo è esploso venerdì scorso con rivelazioni del Times su festini a luci rosse e sfruttamento della prostituzione ad Haiti dopo il terremoto del 2010. Oxfam ha mandato nel Paese devastato dal sisma centinaia di operatori umanitari e raccolto fondi a favore della popolazione, ma è accusata di non aver reagito in maniera sufficientemente robusta e di aver nascosto gli abusi alle autorità. Lo scandalo ha scosso il Paese: la Oxfam impiega migliaia di persone e l’anno scorso ha raccolto qualcosa come 200 milioni di sterline tra donazioni e vendite di vestiti e oggetti di seconda mano. Il governo indaga, e lo scandalo potrebbe allargarsi ad altre Ong. «Non è un caso isolato», ha detto l’ex ministro Priti Patel. «È la punta dell’iceberg. Nel settore degli aiuti umanitari c’è il rifiuto di affrontare il problema». 

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