“9-1-1”, la sottilissima arte della suspense

In onda ogni martedì sera su FoxLife (canale 114 di Sky), è la nuova serie tv creata da Ryan Murphy. I protagonisti sono i pompieri, i poliziotti e i centralinisti del numero d’emergenza americano
ANSA


Pubblicato il 14/02/2018
Ultima modifica il 14/02/2018 alle ore 18:13

Ryan Murphy. Di nuovo lui. Dopo The Assassination of Gianni Versace è il turno di 9-1-1, serie tv procedurale che racconta la vita, più che la storia, di poliziotti, pompieri e centralinisti del numero d’emergenza americano. Così, sulla carta, può sembrare una cosa già vista. E, in un certo senso, lo è: Law & Order, per esempio, ricostruisce le indagini, il processo e il verdetto di ogni caso. In 9-1-1, però, tempi e ritmi sono totalmente diversi; quello che conta è la suspense – e come, furbamente, viene scandita. Dal momento in cui arrivano le telefonate in un centro di comando che sembra quasi la bat-caverna, a quando pompieri e poliziotti arrivano sul posto, indagano, si danno da fare per aiutare. Poi, sullo sfondo, ci sono le vite di queste persone: chi sono, con cosa combattono a casa; quali sono i loro problemi. 

 

Murphy, che oramai è un veterano del piccolo schermo, sa bene dove calcare la mano. Dove insistere. Insieme a lui ci sono Brad Falchuk e Tim Minear, compagni di una vita di scrittura e produzione. Chi manda in onda, ancora una volta, è FX. E questa è una delle ultime serie che Murphy firma per il canale americano: proprio oggi, a sorpresa, è arrivato l’annuncio dell’accordo con Netflix, per una cifra che oscilla tra i 250 e i 300 milioni di dollari. Un’enormità. Nemmeno Shonda Rhimes pare abbia ottenuto tanto. 

 

 

Ma tornando a 9-1-1: nel primo episodio, già andato in onda su FoxLife questo martedì, il racconto si concentra su alcuni casi – un neonato gettato nel water, un pitone che prova a strozzare la sua padrona; un furto in casa – e intanto, parallelamente, viene tracciata una storia più ampia,«orizzontale» come si dice, in cui vengono mostrate le case e le vite di poliziotti e pompieri, in cui si parla di rimorsi, dolore, di orgoglio americano. 

 

La cosa che convince di più è il ritmo, il tono; come ogni parte, cioè, trova il suo posto. È un sali-e-scendi continuo, dentro e fuori l’emergenza, dentro e fuori il cubicolo della centralinista del 9-1-1 (interpretata splendidamente da Connie Britton); dentro e fuori il caso, il dramma, la tachicardia. È l’ennesima riproposizione del mantra «eroi troppo umani». E funziona. Perfetto. Misurato al centimetro. Ti coinvolge, ti strattona; ti fa appassionare. È una lezione di televisione: un modo per mostrare come anche la cosa più trita e ritrita possa tornare ad essere nuova, splendente, incredibile. Murphy, in questo, resta uno dei migliori (il migliore, anzi, secondo qualcuno). 

 

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