Scoperta la beffa del tennista che non lo era

AFP


Pubblicato il 14/02/2018
Ultima modifica il 14/02/2018 alle ore 21:42

Fidatevi dei giornalisti, non della prima cosa che leggete su internet. Dei giornalisti seri curiosi e tenaci come Ben Rothenberg, giornalista americano del New York Times che indagando e incrociando le notizie è riuscito a smascherare il caso del finto tennista macedone Darko Grncarov, che per mesi ha ingannato tutti – compresi Serena Williams, Martina Navratulova, l’Adidas e la BBC – spacciandosi per un giovane che dopo essere stato colpito da un ictus intendeva tornare a gareggiare.  

 

Una storia commovente, di quelle che colpiscono il cuore, peccato che fosse totalmente falsa. Postando i suoi presunti progressi, i suoi falsi incontri e allenamenti con giocatori del calibro di Troicki e Simon, facendosi addirittura intervistare da qualche tabloid (l’inglese Metro), Darko si era conquistato tweet di ammirazione da parte dell’ex pro James Blake, ora diventato telecronista («spero di commentare tante tue partite importanti») e messaggi di incoraggiamento da parte dell’Adidas (che però ha specificato di non avergli offerto nessun contratto) e di Serena Williams.  

 

Grncarov era stato anche abile ad assumere un profilo aperto verso le questioni sociali, dichiarandosi a favore dei matrimoni omosessuali, peccato che una volta partito il circuito di lui non comparisse traccia. Così Rothenberg ha iniziato a incuriosirsi e intervistando Troicki e altri ha scoperto quello che in realtà era un segreto di Pulcinella: Darko ha giocato solo un incontro da juniores, in Montenegro, perdendolo peraltro 6-0 6-0, tutto il resto è frutto della sua fantasia. Per carità, non una grande novità. Anche in ambiti ben più alti. Negli anni ’90 il romanziere e traduttore americano Frederic Prokosch pubblicò un affascinante libro di memorie, Voci (in Italia è tradotto da Adelphi), che raccontava dei suoi incontri e della sua familiarità con alcuni colossi della letteratura del Novecento, da Hemingway a Nabokov, da Eliot a Brecht. Solo dopo decenni si è scoperto che Prokosch aveva inventato tutto o quasi.  

 

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